«Ma che scippo, abbiamo salvato la nostra Camera di commercio»

Polemica sulla fusione con L’Aquila: Beccaceci, componente della giunta, difende l’operazione «La sede resta con tutte le funzioni, anzi avrà un ruolo di raccordo per le associazioni imprenditoriali»
TERAMO. Camera di commercio: l’ennesimo ente perso da una città che si sta spegnendo o uno dei pochi casi in cui Teramo è riuscita a difendere la sussistenza di un ufficio?
Vittorio Beccaceci, ex presidente dell’Ance e attuale componente della giunta camerale, è convinto che la fusione avviata una settimana fa con la Camera di commercio dell’Aquila sia un’operazione che a Teramo porterà soprattutto vantaggi. «Noi abbiamo compiuto un salvataggio, non c'è stato alcuno scippo», esordisce, «la questione della sede legale all’Aquila è solo una formalità: la sede di Teramo resta e in piena operatività». Secondo Beccaceci la fusione era comunque obbligatoria e aspettare un intervento dall’alto avrebbe significato, in quel caso sì, rischiare di perdere la sede. «Senz'altro bisognerà procedere a una riorganizzazione, ma i servizi e le funzioni restano le stesse, se non potenziate con i vantaggi di quella che sarà la fusione», aggiunge.
Beccaceci pensa anche a un particolare ruolo che la Camera di commercio Gran Sasso potrebbe ricoprire. «Bisognerebbe approfittare della riforma delle Camere di commercio per rilanciarle come nuovo attore sul territorio: l'ente diventi un punto di raccordo per le associazioni imprenditoriali. Potrebbe diventare una regia che funga da stimolo alla politica per approntare nuove strategie per lo sviluppo del territorio. Le associazioni oggi come oggi non possono più pensare a ragionare salvaguardando i propri interessi come fossero dei feudi, ma devono ragionare insieme perchè solo così possono sviluppare e rendere competitivo il nostro territorio. Teramo ancora di più delle altre province ha bisogno di questa compattezza e le associazioni devono fare uno sforzo a dialogare fra di loro. Altro che penalizzazione, questa è una grande opportunità che va colta».
In attesa che si compia il lungo processo di fusione, presto verrà ricostituito il consiglio, che adesso ha due componenti in meno, per la morte di Giandomenico Di Sante e le dimissioni di Gianluca Jacobini. Confcommercio nominerà il proprio rappresentante in sostituzione di Di Sante. Così farà l’Abi per Jacobini, solo che la nomina dovrà avere un ulteriore passaggio in Regione. Entro metà gennaio si dovrà nominare il nuovo presidente. «Secondo me», conclude Beccaceci, «dovrà essere una persona del mondo imprenditoriale e che trova il massimo del consenso fra le varie associazioni che compongono la Camera di commercio. Dovrebbe avere esperienza e capacità di mediazione proprio perchè avrà un compito non facile: portare a termine la fusione. Nel consiglio camerale ci sono diversi membri che possono rivestire questo ruolo». A tal proposito si fanno alcuni nomi: il presidente facente funzione Gloriano Lanciotti e, rimanendo in giunta, Antonella Ballone e lo stesso Beccaceci.
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