Ma negozi e ristoranti sono in sofferenza

Gli esercenti lamentano un generale calo dei consumi: «Non è una buona stagione, si lavora poco»
TERAMO. Si prevede un Ferragosto con il botto in termini di presenze turistiche, ma deludente per quel che riguarda i consumi. È la sintesi emersa fra i vari rappresentanti di categorie dei commercianti del Teramano, che tracciano un bilancio della stagione giunta al picco.
Secondo il presidente regionale di Assoturismo-Confesercenti Gianluca Grimi «siamo in linea con gli altri anni riguardo le prenotazioni, tuttavia non si tratta di una buona stagione per la ristorazione teramana: sono scese sia le presenze nei locali sia l’importo medio degli scontrini. Questo fenomeno, in sinergia con gli spropositati aumenti dell’energia e dei costi dei prodotti, stresserà i conti delle imprese. Da segnalare», continua Grimi, «il forte impatto che il settore ha subìto dalla riapertura delle sagre e della proliferazione di manifestazione gastronomiche, senza specifica natura promozionale, che stanno soffocando economicamente il territorio e la qualità della nostra enogastronomia».
Fa il punto della situazione anche Marcello Schillaci, presidente di Art, l’associazione dei ristoratori teramani: «Manca proprio una fetta di mercato, che è quella dei turisti stranieri. Le presenze sono inferiori rispetto agli scorsi anni. Il turismo è per lo più autoctono, caratterizzato dal mordi e fuggi al mare. Molti teramani quest’anno sono rimasti a trascorrere le vacanze in zona, anche a causa degli aumenti vertiginosi della benzina e dei costi in genere; basta dire che i ristoratori teramani lavorano quasi esclusivamente con i clienti teramani», conclude Schillaci.
Le parole di Biagio Iezzi, rappresentante dei commercianti pinetesi, descrivono un ferragosto sottotono rispetto agli anni precedenti: «La stagione estiva di Pineto commercialmente è un disastro. La sera, i commercianti del centro preferiscono spesso rimanere chiusi. Le presenze turistiche sono di gran lunga inferiori rispetto al solito, con tre strutture ricettive impegnate con l’accoglienza dei profughi di guerra ucraini: va da sé che i potenziali clienti di questi alberghi, che prima passeggiavano per le vie del centro e consumavano, ora non ci sono. I ristoranti lavorano, ma non ai livelli degli anni precedenti. Un’annata anomala per Pineto, speriamo sia l’unica».
Valerio Di Mattia, ristoratore ad Alba e presidente dell’associazione Ariaa, afferma: «Attualmente c’è soldout ovunque, ma vi è anche una contrazione dei consumi. In particolare, nei luoghi caratterizzati da un turismo di stampo nazionale, si soffre maggiormente rispetto ai posti dove si interagisce con clienti internazionali: dove ci sono gli stranieri la crisi dei consumi è minore, mentre gli italiani fanno più attenzione alle spese. Per noi operatori la tenuta sul fatturato dovrà essere confrontata con l’aumento dei costi».
Stefania Gervasini
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