Maestra paralizzata, quattro a processo

Dopo cinque anni prima udienza per il caso della giovane insegnante caduta dal muretto. Citato anche il ministero
TERAMO. Nel 2010 era una ragazza che sognava un futuro da insegnante. Oggi è una donna di 32 anni su una sedia a rotelle che insegue la verità giudiziaria in un ’aula di tribunale. Dopo cinque anni di consulenze, notifiche errate e ping pong tra vari uffici giudiziari, inizia il processo che dovrà spiegare perchè quel 25 maggio del 2010 il muretto esterno della scuola crollò e lei precipitò per tre metri riportando lesioni gravissime che l’hanno resa paraplegica. Successe nella scuola elementare di Mutignano di Pineto dove la giovane insegnante di sostegno di Cellino stava facendo una supplenza.
Quattro gli imputati accusati di lesioni colpose personali gravissime: Gaetano Avolio, all’epoca dei fatti dirigente scolastico della direzione didattica statale di Pineto; Monia Candelori, all’epoca dei fatti segretario dell’ex Ipab proprietaria dell’edificio scolastico; Donato D’Evangelista, all’epoca dei fatti responsabile dell’area tecnica, manutenzione ed ambiente del Comune di Pineto e Ercole Ferretti, all’epoca dei fatti direttore dei lavori commissionati dall’Ipab. Per la procura «Tutti con condotte indipendenti tra loro cagionavano lesioni per colpa consistita nell’inosservanza delle disposizioni di legge». In particolare di quelle sulla sicurezza.
Nel processo davanti al giudice monocratico Roberto Veneziano entra anche il ministero della Pubblica istruzione, citato come responsabile civile insieme all’ex Ipab e rappresentato dall’Avvocatura dello Stato. La prima udienza scivola via tra eccezioni (tutte respinte dal tribunale), ammissione di liste testi e prove tesimoniali. Si torna in aula ad aprile con l’audizione dei testi di tutta la pubblica accusa e quelli della parte civile. Che sono la mamma e la sorella dell’insegnante (rappresentate dall’avvocato Enzo Formisani che assiste anche l’insegnante). Le indagini preliminari del pm Davide Rosati portano in dote il responso di un incidente probatorio (chiesto dalla procura e disposto dal gip) durante il quale è stata cristallizzata una consulenza: il perito ha sostenuto che il muretto non era a norma sia per quanto riguarda l'altezza e sia perchè non avrebbe retto i carichi di spinta laterali. «Il nesso di causalità con l’evento traumatico», si legge nella consulenza del tecnico così riportata nel capo d’imputazione, «è da ricercare nella debolezza intrinseca del manufatto stesso che per tipologia costruttiva non offre una resistenza adeguata alle sollecitazioni. Un giudizio di non idoneità statitica dei parapetti in mattoni... sulla scorta delle norme tecniche vigenti all’epoca dei lavori di realizzazione e dei lavori di restauro. L’altezza del parapetto dal piano di calpestio del terrazzo è pari a 85 centimetri circa e pertanto inferiore al minimo di norma».
Una consulenza che dovrà reggere i colpi del collegio difensivo( composto dagli avvocati Gugliemo Marconi, Fabio De Massis, Tommaso Navarra e Franca Di Giacinto). Ma la vita, soprattutto quei pezzi di vita che finiscono nei processi, è sempre più complicata di quello che raccontano fascicoli, consulenze e atti. Come quella di una giovane donna che sognava di fare l’insegnante e che oggi vive su una sedia a rotelle.
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