Magrebino ha portato l’opera di Banksy

Era nascosta in Val Vibrata da alcuni mesi probabilmente in attesa di essere visionata da qualche mercante d’arte
TERAMO. Gli investigatori sono convinti che quel nascondiglio in un angolo sperduto della Val Vibrata non sia stato scelto casualmente da quel cittadino magrebino che qualche tempo fa l’ha affidato all’imprenditore che ora è indagato per ricettazione. E che proprio in questo crocevia tra Abruzzo e Marche il murale di Banksy realizzato su una porta del Bataclan in memoria delle vittime del terrorismo fosse in attesa di essere visionato da qualche mercante d’arte o collezionista.
La cronaca dell’indagine iniziata in Francia e approdata nel Teramano (tra S.Omero e Tortoreto) è ancora tutta da raccontare tra tasselli mancanti e domande senza risposta con la certezza che la parola fine resta ancora da scrivere. Perché è ipotizzabile che nei prossimi giorni ci possano essere delle novità e che i tasselli mancanti possano completare il complesso puzzle. Anche ieri investigatori e inquirenti hanno ribadito il movente economico, escludendo collegamenti con il terrorismo islamico e con precedenti operazioni portate avanti proprio dalla Procura Distrettuale dell’Aquila nella zona della Val Vibrata su presunte cellule islamiche.
Nell’operazione, almeno per ora, resta un solo indagato per ricettazione. Si tratta di un imprenditore titolare di un bed&breakfast e proprietario del casolare abitato da cinesi e in cui è stata ritrovata la porta del Bataclan. L’uomo, un italiano, è assistito dagli avvocati Angelo Palermo e Luca Di Edoardo.
Ma come quella porta è finita nelle sue mani? L’avrebbe avuta nei mesi scorsi da un conoscente di origini magrebine che in alcune occasioni si sarebbe fermato a dormire nella struttura. Gli avrebbe chiesto di tenergli quella porta e lui, ha raccontato, l’ha fatto senza intuire cosa fosse. Per qualche tempo l’ha tenuta nel B&B e successivamente, qualche mese fa, l’ha spostata nel sottotetto del vecchio casolare di campagna affittato a una famiglia di cinesi. Senza minimamente ipotizzare, avrebbe detto agli inquirenti, di cosa si trattasse. Versione su cui sono in corso riscontri ed accertamenti da parte della Procura che ha operato in collaborazione con la polizia e le autorità francesi.
In particolare sul cittadino magrebino che avrebbe lasciato la porta del Bataclan in custodia. In attesa di cosa o di chi? In attesa di risposte indispensabili per capire, resta la cronaca di una operazione che ha portato al ritrovamento di un’opera dedicata a novanta vite che non ci sono più. Quando mercoledì mattina le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nel casolare sicuri di trovare la porta con il murale di Banksy, con i carabinieri di Alba Adriatica e quelli del Nucleo di tutela patrimonio culturale di Ancona c’era anche un poliziotto francese tra i primi ad arrivare al Bataclan nella notte del 13 novembre del 2015. «L’emozione è stata grande per tutti», ha raccontato chi c’era, «ma per lui è stato veramente qualcosa di molto forte». Perché nessuno deve dimenticare quella notte di terrore e morte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

