«Mai chiesto badanti, falsificate le firme»
Le accuse dei testimoni al processo per le finte assunzioni di lavoratori stranieri in Val Vibrata
TERAMO. «Non abbiamo mai fatto richiesta di regolarizzazione per badanti e le firme sui documenti non sono le nostre». Nel processo in corso per le finte assunzioni di colf e badanti in Val Vibrata, in aula sfilano i testi della pubblica accusa.
I loro nomi sono comparsi su decine di richieste e loro, inconsapevolmente, sono finiti in un meccanismo che per la procura aveva il solo obiettivo di far entrare nel Paese clandestini irregolari dietro il pagamento di somme di denaro. A processo con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ci sono 13 persone tra cui il ragioniere commercialista Francesco Aquilani, 63 anni, di Civitella. Secondo l'accusa del pubblico ministero Stefano Giovagnoni, tutta da provare nel corso del dibattimento, avrebbero assunto stranieri irregolari come colf e badanti con dichiarazioni false.
Le indagini dei carabinieri, i fatti contestati risalgono al 2009, avevano portato a scoprire lo stratagemma con cui una quarantina di stranieri di nazionalità cinese, egiziana, bengalese, marocchina e tunisina sarebbero entrati irregolarmente in Italia per essere assunti come colf e badanti. Lo stratagemma era arrivato con la sanatoria del 2009, quella con cui l'allora governo aveva permesso di regolarizzare colf e badanti non in regola attraverso il provvedimento finalizzato all'emersione del lavoro nero.
Ogni nucleo familiare, secondo la normativa, aveva la possibilità di assumere al massimo due badanti (per assistenza anziani e invalidi) e una colf (per i lavori domestici) in relazione al proprio reddito. Secondo l'accusa l'assunzione di chi da almeno sei mesi lavorava in Italia clandestinamente veniva comunicata per via telematica al ministero dell'Interno regolarizzando in questo modo le posizioni. E, sempre secondo la ricostruzione della procura, ogni straniero avrebbe pagato fino a 2500 euro per assicurarsi in questo modo un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
A guadagnarci, sostiene il pm, erano i finti datori di lavoro domestico, chi procurava gli stranieri e chi preparava la documentazione necessaria. Ora le accuse dovranno essere provate nel corso del processo.
Una nuova udienza, sempre con i testi della pubblica accusa, è fissata per il 26 febbraio.(d.p.)
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