Malati “appoggiati”, caos in ospedale

Allarme dello Smi: sono una ventina al giorno i ricoverati in reparti impropri perché non trovano posto nell’area medica
TERAMO. Il paziente è “appoggiato”. Un’espressione gergale che si sente sempre più spesso all’ospedale di Teramo. Non si tratta di malati che hanno bisogno di un sostegno, ma che non trovano posto nel reparto specializzato nella patologia di cui si soffre, per cui vengono ospitati in altre divisioni.
Ormai è una prassi comune: in media sono una ventina i pazienti che ogni giorno vengono ricoverati in reparti impropri. Di solito si tratta di pazienti che non trovano posto nelle divisioni delle branche mediche: oncologia, pneumologia e naturalmente medicina. «E’ un problema importante e che si protrae da tempo», spiega Vincenzo Cipolletti, segretario dello Smi, «e che non è mai stato preso in seria considerazione, pur essendo uno dei problemi principali dell’ospedale. Comporta infatti una serie di disagi. In primis è un disagio per il paziente. Spesso si tratta di casi critici che non possono avere l'assistenza continua dello specialista in quanto sono ricoverati altrove rispetto al reparto di appartenenza. Spesso sono pazienti rimangono in altri reparti per tantissimo tempo, non è un passaggio transitorio». Peraltro la collocazione in un altro reparto crea un problema psicologico – infondato, ma diffuso – al malato che si sente quasi emarginato, messo in disparte.
E poi gli “appoggi” comportano disagi per i medici che devono andare «in altri reparti per controllare i pazienti “appoggiati” lasciando il reparto di appartenenza». I problemi ci sono anche per l’equipe non medica, ormai specializzata nell’assistenza della branca in cui lavora, che può trovarsi ad affrontare situazioni inusuali. Per non parlare dei farmaci: ogni divisione ha una scorta di medicine che attiene alla propria specialità, quindi si assiste ad un traffico di farmaci da somministrare all’”appoggiato”.
Il flusso di pazienti è diretto dunque dai reparti di medicina verso le chirurgie. Che si trovano spesso nella condizione paradossale «di non poter fare ricoveri per urgenze ed emergenze perchè tutti i letti sono occupati dagli “appoggi”», aggiunge il segretario del Sindacato medici italiani, «non c'è infatti una disposizione in cui si stabilisca che almeno un letto deve essere lasciato libero». E così magari è possibile che il paziente che ha trovato il reparto saturo per gli “appoggi” vada a finire in un altro ospedale. Accade spesso da esempio che pazienti in lista di attesa da mesi arrivino al fatidico giorno del ricovero ma non trovino posti nè nel reparto di appartenenza nè altrove.
«Oggi c'è ancora una visione ospedalocentrica del problema salute: se non si creano sul territorio strutture alternative le persone vengono a farsi curare solo in ospedale, soprattutto con l'aumento dell'età media», spiega Cipolletti, «e poi bisogna vedere se nei reparti medici viene rispettato lo standard della degenza medica. Inoltre non esiste un percorso per la medicina d'urgenza con cui garantire ad alcuni pazienti, in poche ore, una specie di screening generale per verificare subito se c'è un problema, in modo da ridurre i ricoveri». Accanto a questo forse potenziare con un’aggiunta di posti l’area medica potrebbe essere una soluzione. Basti pensare che attualmente i 64 posti del reparto di medicina sono sempre occupati.
Ecco che giocoforza si arriva agli “appoggi” che addirittura in altri ospedali sono vietati: in caso di saturazione dei posti letto i pazienti vengono ricoverati sulle barelle, nei corridoi. E a questo punto diventa una questione di “male minore”.
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