Malattie infettive, primi nelle cure al fegato

20 Settembre 2016

Il reparto ha guarito 130 pazienti dall’epatite C con nuove terapie e ne segue quasi 200 con l’Hiv

TERAMO. Quello che colpisce, entrando nel nuovo reparto di malattie infettive dell’ospedale di Teramo, è la luce. Le ampie vetrate recuperate dello stabile anni Trenta, le pareti candide e la visuale sulla pineta rendono accogliente la nuova divisione, al secondo piano dell’ex sanatorio.

Gli spazi sono ampi e belle fotografie di Teramo appese ai muri fanno da contrappunto nel lungo corridoio su cui si affacciano camere, ambulatori, studi e spogliatoi. Le novità , rispetto alla vecchia divisione al secondo lotto, sono parecchie. Innanzitutto le camere: dei 12 posti letto, 7 sono in stanza singola. Importante requisito, visto che spesso le doppie non possono ospitare due persone con patologie diverse, essendo infettive. E poi sono tutte “a pressione negativa”: ci sono ventole che spingono l’aria all’esterno facendo passare attraverso particolari filtri. In questo modo il personale è tutelato dall’eventuale contagio di malattie a trasmissione areosolica come meningite, tubercolosi, Sars o Ebola, per intenderci.

A fare da guida nel nuovo reparto frutto di una ristrutturazione radicale finanziata con più di un milione di euro proveniente da una legge del 1990 per gestire quella che allora era l’emergenza Aids, è il primario Dante Di Giammartino. Che intanto precisa come adesso il trattamento dei pazienti con l’Hiv sia cambiato, in quanto ora non arrivano, grazie alle terapie, a una fase avanzata della malattia. «Ora seguiamo poco più di 190 pazienti, che ogni tre mesi vengono a farsi i controlli e ogni due le ricette per i farmaci. I ricoveri sono rari», spiega Di Giammartino.

La vera nuova frontiera, per il reparto del Mazzini, adesso è il fegato. Il servizio di epatologia, seguito in particolare da Pierluigi Tarquini, è stato il primo, in Abruzzo e non solo, a trattare i pazienti con un nuovo tipo di farmaci, molto costosi, ma che nel 99% dei casi garantiscono la guarigione dalla famigerata epatite C. «A tutt’oggi sono 130 i casi che abbiamo trattato», spiega Di Giammartino, «abbiamo iniziato appena finita la sperimentazione, prima solo per uso compassionevole, poi abbiamo proseguito. Ora ne abbiamo in cura una ventina. Il costo del trattamento “in triplice”, adesso, è sceso dagli originari 60mila euro a 11mila». Vengono ammessi al trattamento – che di solito dura tre mesi– tutti coloro che al Fibroscan, un innovativo macchinario in dotazione al reparto, risultano avere una fibrosi al fegato in stadio avanzato. Non c’è lista di attesa, al momento. Inoltre – data la mole di controlli svolti –è rilevante la funzione di diagnosi precoce dell’epatocarcinoma che viene anche trattato, dove possibile, con la radiofrequenza svolta in collaborazione con l’unità di radiologia interventistica del Mazzini oppure, se si tratta di lesioni multiple, con la chemioembolizzazione, immettendo nel fegato delle particelle che causano la necrosi dell’arteriola afferente il tumore.

Il reparto di malattie infettive svolge poi l’antibioticoterapia per le infezioni batteriche che si verificano nei reparti, nonchè sulle infezioni ospedaliere. E poi cura diverse malattie, non ultime quelle della popolazione straniera ospite in provincia di Teramo, ad esempio i profughi malati o con il sospetto di tubercolosi.

«I ricoveri sono circa 250 all’anno, ma se ne potranno fare di più grazie alla disponibilità di stanze singole», spiega il primario, «e le prestazioni sono 1.800 a cui si sommano quelle per l’Hiv e l’epatite C». Tutto questo con 4 medici. (a.f.)

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