Malattie infettive, ricoverati due positivi

6 Agosto 2020

Sabato è arrivata una donna tornata dall’Albania e martedì sera un camionista romeno, entrambi vivono a Teramo

TERAMO. In fondo, finito il lockdown, in una provincia toccata solo “di striscio” dalla pandemia in tanti hanno turato un sospiro di sollievo.
Numeri sempre minori di contagiati, nessun ricovero, chiusura della Rianimazione Covd a Teramo e dell’ospedale Covid di Atri. Insomma, zero assoluto o quasi. Ma adesso lo spettro si riaffaccia. Sono due i ricoverati malati di coronavirus nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Teramo. Dopo 82 giorni dall’ultima dimissione, avvenuta il 10 maggio, si torna a ricoverare.
Il primo ingresso nel reparto c’è stato sabato sera. Si tratta di una donna albanese che vive in una frazione di Teramo. La donna era tornata al suo paese, in Albania per un funerale. E’ tornata in autobus e su traghetto. Nessuno alla frontiera ha fatto un controllo sanitario, di nessun tipo. Ma la donna, che accusava alcuni sintomi, all’arrivo a Teramo coscienziosamente si è messa in autoisolamento. E quando i sintomi si sono fatti più importanti e sono iniziate le difficoltà respiratorie ha chiesto aiuto. Ora è ricoverata, ovviamente in isolamento, nel reparto di Malattie infettive con una polmonite interstiziale. Il Siesp della Asl si è subito attivato e ha fatto decine di tamponi a tutti coloro che sono stati a stretto contatto con la donna albanese. Pare che per ora non ci sia alcun focolaio.
Il secondo paziente è arrivato invece in ospedale martedì sera. E’ un camionista romeno, anche lui vive a Teramo. L’uomo, risultato positivo al coronavirus, ha accusato dei dolori al torace, anche se tutto sommato le sue condizioni sembrano buone. E’ stato ricoverato in via precauzionale. Anche nel suo caso la Asl sta eseguendo controlli su tutti quelli che sono venuti in contatto con il camionista.
Il problema è leggermente diverso da quello dei migranti, ma comunque sempre relativo a ingressi in Italia dall’estero. Attualmente – e secondo gli esperti ancor più in autunno – il problema riguarda infatti i controlli alle frontiere. L’Italia è riuscita a contenere l’avanzata del virus, che però rischia di rientrare veicolato da coloro che per vari motivi – personali o di lavoro – vanno all’estero, dove la situazione è peggiore. Il fatto che entrambi i pazienti teramani non siano stati controllati da nessuno all’ingresso nel Paese la dice lunga. Il cittadino italiano o straniero che sia, soprattutto se rientra da Paesi a rischio, dovrebbe in qualche modo essere sottoposto a tampone o comunque a controllo sanitario. Emblematico l’esempio della donna albanese che ha fatto il viaggio in pullman e in traghetto, luoghi in cui il distanziamento sociale non sempre è assicurato.
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