Malmenato e buttato in mare per un debito di droga da 80 euro

11 Maggio 2024

«Avevo 16 anni, mi hanno minacciato con la pistola e obbligato a gettarmi in acqua a novembre» La parte offesa è di Alba, i due imputati 19enni di Martinsicuro. Hascisc venduto e comprato a scuola

ALBA ADRIATICA. Le parole si muovono tra le ferite perché «da quella sera ho continui attacchi d’ansia e quell’incubo non è passato». Oggi ha quasi 18 anni e ne aveva 16 quando, questa l’accusa per cui c’è un processo, venne aggredito, colpito con calci e pugni, minacciato con una pistola e costretto a buttarsi in mare in una fredda serata di novembre per un debito di droga di 80 euro.
Lui, che ripercorre in aula quei momenti, è la parte offesa e vive ad Alba Adriatica. Gli imputati sono due 19enni accusati di rapina, minaccia ed estorsione residenti a Martinsicuro.
Nell’indagine c’è un terzo imputato all’epoca dei fatti minorenne per cui c’è un fascicolo alla Procura per i minorenni dell’Aquila e per cui si procede separatamente. «Quella droga», racconta il ragazzo in aula, «l’avevo acquistata qualche giorno prima a scuola da alcuni studenti più grandi. Era hascisc per un prezzo di 80 euro che avevo detto avrei pagato dopo».
Poi, una sera, l’aggressione. «Stavo tornando a casa da San Benedetto del Tronto», racconta il ragazzo, «ero su un treno quando un conoscente mi chiamò al telefono per dirmi che mi aspettava alla Bambinopoli per parlarmi. Io andai, ma quando arrivai c’erano anche altri due con il volto coperto. Mi trascinarono in una zona appartata e mi presero a calci e pugni. Mi colpirono anche con una canna di bambù. Li ho riconosciuti dalle voci e poi, anche se era buio, ho visto chi fossero. Dopo l’aggressione qualcuno mi appoggiò la canna di una pistola alla tempia e ho sentito premere. Mi dissero che dovevo pagare altrimenti mi avrebbero ammazzato e poi mi obbligarono a gettarmi in mare. Mi dissero: meglio che lo fai fu altrimenti lo facciamo noi».
Davanti ai giudici (collegio presieduto dalla giudice Claudia Di Valerio, a latere Emanuele Ursini e Martina Pollera) il ragazzo racconta che in quell’occasione i suoi aggressori gli portarono via un portafoglio con venti euro e un telefono cellulare. «Prima di farmi entrare in acqua», dice, «mi presero il portafoglio e il telefono cellulare. Mi hanno minacciato di non dire niente». Poi il ritorno a casa con uno dei due aggressori che lo raggiunge per strada e lo minaccia ancora di non denunciare, il racconto dell’accaduto ai genitori dopo il ritorno a casa con i vestiti bagnati e spaventatissimo per l’accaduto, la chiamata ai carabinieri e l’ingresso in ospedale. «Sono stato in ospedale», continua, «sono stato molto male per quello che mi hanno fatto sia fisicamente sia psicologicamente. Oggi sono seguito ma sto ancora male per quello che è successo. Non frequento più la scuola di allora, ho cambiato». Ieri in aula è stato sentito anche il padre del giovane che ha ricostruito i passaggi di quella serata dopo il ritorno del figlio a casa.
I due imputati sono assistiti dagli avvocati Vito Morena e Massimo Ambrosi. Si torna in aula a novembre.
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