Manca il braccialetto elettronico Lo stalker armato resta in cella

Dopo il patteggiamento il giudice ha concesso i domiciliari al 70enne commerciante giuliese Da venti giorni l’uomo attende l’arrivo del dispositivo per poter lasciare il carcere di Castrogno
GIULIANOVA. Il giudice gli ha concesso i domiciliari venti giorni fa, ma lui dovrà restare in carcere fin quando non sarà disponibile un braccialetto elettronico. Perchè anche se di recente la Cassazione ha stabilito che la disponibilità del dispositivo automatico non possa condizionare la concessione dei domiciliari, nel quotidiano è sempre il paradosso a scandire le vite degli altri. Come nel caso del 70enne stalker di Giulianova. L’uomo con la pistola, quello bloccato con l’arma carica sotto casa della donna a cui aveva inviato proiettili, un mese fa ha patteggiato due anni e due mesi davanti al giudice Mauro Pacifico. Rito alternativo chiesto dopo il l giudizio immediato ottenuto dalla Procura.
Successivamente l’arrivo dei domiciliari, ma non l’uscita dal carcere perchè la detenzione a casa è subordinata all’uso del braccialetto. Ma, tra tagli e casse pubbliche al verde, i dispositivi a disposizione sono sempre di meno. Dice il legale dell’uomo, l’avvocato Luigi Gialluca: «Sicuramente è una situazione difficile anche per l’età del mio assistito. Ci auguriamo che al più presto possa esserci disponibilità dello strumento e che il provvedimento del giudice possa essere applicato. L’appello alle autorità è ad accorciare il più possibile i tempi».
Il commerciante è finito in carcere dopo la richiesta di inasprimento fatta all’epoca dalla Procura (e concessa dal gip) che per l’uomo aveva chiesto ed ottenuto eccezionali esigenze cautelari ritenendolo «molto pericoloso».
Così il 22 marzo il commerciante è entrato a Castrogno anche se ha 70 anni, perchè – come di recente stabilito dalla sesta sezione penale della Cassazione che si è espressa sulla detenzione in carcere per gli ultra70enni – il carcere ci può stare laddove sussistano elementi di pericolosità «con il giudice tenuto a dar conto dell’esistenza di esigenze cautelari di intensità così elevata e straordinaria da rendere in concreto inadeguata ogni altra misura».
Perchè nei tempi dei femminicidi senza tregua è evidente come l’attenzione sia ai massimi livelli.
L’uomo era stato arrestato dai carabinieri che lo seguivano da gennaio, da quando la donna che conosceva da anni lo aveva denunciato. Probabilmente riuscendo a fermarlo prima che, sospetta la Procura, trasformasse le minacce in qualcosa di drammaticamente diverso. Forse un agguato, forse altro. Perchè lui, ha circostanziato il pm Silvia Scamurra (titolare del fascicolo) negli atti, ai no di quella 47enne vicina di casa conosciuta da tempo non si era mai rassegnato. A tal punto che, ha sostenuto l’accusa, negli ultimi due anni aveva iniziato a mandarle lettere minatorie e soprattutto a lasciarle cartucce da caccia calibro 12 sull’auto, davanti casa o ad inviarle il tutto per posta.
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