Mandato d’arresto europeo, no dei giudici

Scarcerato un cittadino romeno: per il tribunale può scontare la pena senza rientrare nel suo Paese
TERAMO. Era finito in carcere in esecuzione di un mandato di arresto europeo perché nel suo Paese, la Romania, doveva scontare tre anni e sei mesi per reati di natura fiscale commessi prima di arrivare in Italia.
Davanti alla Corte d’appello i suoi avvocati hanno sollevato il principio del radicamento del cittadino europeo prevalente su ogni altro e i giudici lo hanno accolto.
Per l’uomo c’è stata l’immediata liberazione e il rifiuto di consegna alle autorità romene: i giudici hanno stabilito che potrà scontare la pena in Italia in applicazione dei principi giuridici previsti in questo Paese e quindi con la possibilità di accedere a misure alternative alla detenzione.
Il pronunciamento della Corte d’appello (collegio presieduto da Armanda Servino, a latere Carla De Matteis e Gabriella Tascone) è uno dei primi in Italia.
Gli avvocati dell’uomo, i legali Giandonato Morra e Luca Carbonara, nelle loro arringhe hanno rilevato come il radicamento di un cittadino dell’Unione Europea (come appunto in questo caso) debba essere ancora considerato un criterio prevalente rispetto ad altri. E questo, hanno sostenuto i legali, nonostante le ultime modifiche legislative intervenute con un recente decreto legge in materia di cooperazione giudiziaria in ambito penale e, in particolare, di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni riguardanti il mandato di arresto europeo e le procedure di consegna tra i vari Stati membri.
La prima conseguenza del provvedimento del tribunale è stata quella della scarcerazione dell’uomo dopo che i giudici hanno stabilito che può scontare in Italia la pena.(d.p.)
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