Marcattilii con gli studenti per il popolo dell’Ucraina

5 Marzo 2022

Il teramano preparatore atletico dello Shakhtar Donetsk all’Alessandrini-Marino Sarà il testimonial di una raccolta di prodotti di necessità organizzata dai ragazzi

TERAMO. Gli studenti dell’istituto superiore Alessandrini-Marino hanno lanciato una raccolta di beni di necessità per la popolazione ucraina e hanno scelto come testimonial lo sportivo teramano Marco Marcattilii, preparatore atletico della squadra di calcio ucraina dello Shakhtar Donetsk che è riuscito a rientrare a Tortoreto dopo una lunga e difficoltosa fuga dalla guerra. Marcattili non solo ha accettato di sostenere l’iniziativa di solidarietà su invito dei rappresentanti Alessandro Casasanta, Giada Faragalli, Carlo Fulminis e Deva Mirabella, ma ha anche incontrato giovedì gli studenti nell’auditorium insieme a Roberto Di Provvido, Vincenzo Faragalli e Christian Valentini, formatori del progetto “School Vibes”.
La mattinata si è aperta con i saluti del docente Marcello Farinelli in rappresentanza della dirigente scolastica Stefania Nardini e dei formatori ed è proseguita con la toccante testimonianza di Marcattili che ha raccontato il suo sogno sportivo con lo Shakhtar, ma soprattutto i drammatici momenti vissuti a Kiev. Fino ad alcuni giorni fa era in un hotel nella capitale ucraina insieme alla squadra con la consapevolezza e la paura che un missile potesse abbattersi sulla struttura. Il suo racconto è iniziato dall’arrivo, insieme allo staff, nello scorso giugno in Ucraina dove ha portato la propria famiglia e dalla sua esperienza professionale allo Shakhtar che ha definito «un club fantastico».
Poi ha narrato gli ultimi accadimenti, a partire dalla pausa natalizia che ha trascorso in Italia e al rientro a Kiev lo scorso 16 gennaio. «Già si sentiva nelle parole dei media la possibilità di una probabile guerra, anche se in città non si percepiva» ha confidato. Dopo un mese di preparazione in Turchia, il rientro a Kiev è stato pieno di diffidenza e, nonostante le rassicurazioni della Federazione e del club, non ha fatto tornare i propri cari. «Tutto è proseguito nella normalità fino a quando la Farnesina, il mercoledì successivo, ha comunicato che i cittadini italiani dovevano rientrare in patria», ha proseguito, «inizialmente noi italiani dello staff abbiamo deciso di trattenerci perché non vi era certezza dell’imminente scoppio della guerra e per non abbandonare gli ucraini dello staff, ma alle cinque di mattina del giorno dopo sono iniziati i bombardamenti e siamo stati trasferiti nell’hotel dei ritiri fino alla domenica successiva, in cui, grazie all’interessamento di Ceferin della Uefa e scortati all’esercito, abbiamo raggiunto la stazione, preso il treno fino all’aeroporto di Budapest dove ci siamo imbaracati per l’Italia». Ciò che lo ha segnato è l’aver assistito a scene strazianti ai confini con l’Ungheria, ma ha voluto sottolineare che in Ucraina i docenti continuano a fare lezioni in dad, senza rifugiarsi nei bunker al suono delle sirene e ha esaltato la forza degli ucraini che ha definito eroi rimasti per proteggere i propri cari e combattere per la propria patria.
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