Marcello che sognava di diventare cuoco

22 Maggio 2015

La storia dell’uomo folgorato mentre cercava di rubare il rame, la polizia a caccia del complice che era con lui

TERAMO. Voleva fare il cuoco. E tanti anni fa ci aveva anche provato inseguendo il sogno di diventare chef in Germania. Ma la vita, anche e soprattutto quei pezzi di vita che finiscono nelle storie di cronaca nera, è più complicata dei nostri tentativi di ridurla a regole classificabili e a storie ordinate. La vita non è ordinata e non risponde alle nostre regole.

Marcello Merlini, 51 anni, morto folgorato mentre tentava di rubare del rame nell’ex collegio Ventilj, l’ultima denuncia per furto se l’era presa appena quindici giorni fa. Qualche problema di tossicodipendenza alle spalle, da qualche anno aveva finito di scontare un cumulo di pene sempre per furto. Sempre di rame. Abitava a Piano Grande di Torricella, un pugno di case alle porte di Teramo. Dopo la morte dei genitori viveva solo nella casa paterna. Raccontava che faceva il robivecchi. «Raccolgo in giro roba che non è di nessuno» diceva a chi lo invitava a cambiare vita. Nel 2009 era stato arrestato per un furto alla Teleco Cavi di Roseto e nel 2013 era stato fermato dopo aver rubato 180 chili di fili di rame dal deposito del Comune di Basciano. Prima ancora nel 2010, nei mesi del post terremoto, era stato bloccato all’Aquila appena uscito da una casa lesionata del centro storico con in mano alcune cornici d’argento. «Basta con il mio nome sul giornale», aveva detto qualche anno fa entrando una mattina in redazione dopo la cronaca di un suo arresto, «sto cambiando vita ma sono disoccupato e non riesco a trovare lavoro».

Mercoledì mattina l’ultimo colpo in pieno centro e in pieno giorno. Insieme ad un complice (che la polizia sta cercando di identificare e per cui ieri sono già state sentite alcune persone) è entrato nell’ex collegio Ventilj, una struttura di proprietà dell’Asl dichiarata inagibile da anni. I due sono entrati togliendo un pannello di recinzione a protezione del vecchio edificio e poi forzando il portone che affaccia su corso Porta Romana. Qui Merlini e il complice hanno percorso tutto lo stabile, salendo al primo piano, fino ad arrivare all’altezza della cabina di distribuzione dell’Enel. Merlini ha tentato di tagliare i cavi e ha ricevuto la prima potentissima scossa che l’ha folgorato. E’ morto sul colpo ed è precipitato in un pozzetto di ispezione, una sorta di botola che si usa per controllare i cavi. Poi la telefonata del complice al cognato. Che ha dato subito l’allarme e si è precipitato sul posto sperando che fosse ancora possibile salvarlo. Salvare la vita di Marcello che sognava di fare il cuoco ed è morto folgorato da una scarica elettrica mentre rubava rame. Perchè spesso per fermarci a pensare abbiamo bisogno più di facce che di numeri senza nome. E le storie servono a questo. A farci restare più umani. Oggi alle 15 nella chiesa di Piano Grande di Torricella l’ultimo saluto della sua famiglia. (d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA