Marchionni: «A Giulianova per vincere»

Calcio Eccellenza, il nuovo acquisto giallorosso si presenta. Cerasi: «Lo utilizzeremo all’ala sinistra»
GIULIANOVA. I giallorossi fanno sul serio. Dopo l'acquisto di Bertino il Giulianova ha piazzato il colpo Marchionni, attaccante esterno di qualità e pronto a dare una mano importante alla causa giuliese. «Il tifo e il calore della piazza sono tra le cose che mi hanno spinto maggiormente a venire a Giulianova», commenta Lorenzo Marchionni, reduce dalla promozione in serie D con L'Aquila e incantato dal calore della tifoseria giallorossa nel corso delle sfide al vertice tra L'Aquila e Giulianova. Parole al miele anche per il tecnico Luciano Cerasi. «Quando abbiamo giocato contro mi ha impressionato il mondo in cui prepara le partite», dice, «sono pronto a dare il mio contributo in attacco, mi trovo meglio come ala sinistra. Spero di ripetermi, e quindi di centrare la promozione con il Giulianova».
Un acquisto di qualità e forte personalità dunque per i giallorossi, che con Marchionni avranno diverse soluzioni in attacco. Questo lo sa bene mister Cerasi. «Dovevamo prendere un profilo capace nell'uno contro uno, e Marchionni in questa categoria è un lusso da questo punto di vista», commenta Cerasi, «è un'ala sinistra ma può fare il trequartista, e ha fatto anche la punta centrale come falso nueve. È un giocatore molto duttile. Ma dove ho in mente di utilizzarlo è come ala sinistra a piede invertito». Il Giulianova, reduce da due secondi posti nelle ultime due stagioni, tenterà per il terzo anno di fila l'assalto alla serie D. In entrata, oltre a Marchionni, è stato piazzato in settimana anche il colpo Bertino dal Fossacesia. «Dobbiamo tenere l'ottima ossatura dell'anno scorso”, aggiunge Cerasi, “e costruire una squadra competitiva».
È partita, inoltre, la riorganizzazione interna alla società. Chiuso qualsiasi discorso con Ferdinando Ruffini, saranno adesso assegnati i diversi ruoli tra chi già fa parte del progetto. Su Ruffini Cerasi dice: «Ha sottovalutato la richiesta della società: lui doveva fare il direttore generale, e soltanto poi il direttore sportivo. Non doveva ricostruire, ma dare un apporto con le sue conoscenze. Lui non l'ha capito e la società ha deciso di chiudere il discorso».
Enrico Cipolletti

