Mare inquinato ad Alba, chiesto il giudizio per sei

1 Aprile 2015

Alba Adriatica. Depuratori sotto accusa: il pm ipotizza il disastro ambientale e l’epidemia per tecnici ed ex amministratori del Ruzzo

TERAMO. E’ un disastro ambientale quello che il pm Laura Colica ipotizza al termine della lunga e complessa indagine con cui chiude l’indagine sul mare di Alba Adriatica. Cinque anni dopo quel drammatico Ferragosto con i divieti di balneazione nell’allora mare Bandiera blu, i tanti bambini finiti in ospedale per enteriti e una stagione nera per gli operatori turistici, il sostituto procuratore chiede il processo per sei tra tecnici ed ex amministratori della Ruzzo reti tra cui l’allora presidente Giacomo Di Pietro.

Le accuse, tutte da provare nel corso di un eventuale dibattimento, sono pesanti: si va dal disastro ambientale all’epidemia colposa fino alle lesioni. Perchè, sostiene la procura, tutto è avvenuto per il cattivo funzionamento dei depuratori – gestiti all’epoca dalla Ruzzo reti – che, a partire dal 2007, avrebbero riversato sostanze inquinanti nel torrente Vibrata e, di conseguenza, in mare. E’ sulla base di consulenze, atti e analisi (soprattutto le molteplici fatte all’epoca) che il pm ipotizza un nesso tra le enteriti, l’inquinamento del mare e i depuratori. Gli impianti finiti sotto accusa sono quelli di Sant’Omero, Sant’Egidio alla Vibrata, Villa Rosa. Sono 229 i casi raccolti dalla procura con un lavoro certosino fatto tra turisti sparsi in tutta Italia, soprattutto genitori, che in quell’estate di cinque anni riversarono rabbia e indignazione in decine di esposti, mentre 57 sono le querele di parte inoltrate per casi di salmonella e rotavirus.

Il 16 luglio è previsto il primo banco di prova per l’impianto accusatorio: per quella data, infatti, è fissata l’udienza preliminare nel corso della quale il gup Domenico Canosa dovrà decidere se accogliere le richieste del pm o disporre il non luogo a procedere. In caso di processo si può già ipotizzare la costituzione di numerose parti civili, a cominciare dai Comuni, dalle varie associazioni ambientaliste per finire a quelle degli operatori turistici, albergatori in primis, che in quella calda estate più volte manifestarono contro il danno d’immagine che il fenomeno stava provocando.

Ma soprattutto a chiedere i danni, qualora il gup dovesse decidere per il rinvio a giudizio dei sei , ci saranno i genitori di decine di bambini (85 quelli che in quei giorni furono ricoverati in ospedale) arrabbiati e amareggiati. Le cronache di allora riportano alla memoria quel drammatico agosto. «Mio figlio ha 13 mesi», raccontò Roberta P. turista milanese che in quei giorni era in vacanza ad Alba, «ed è finito in ospedale con le flebo. Si è sentito male mentre stava in acqua, ha cominciato a vomitare e poco dopo lo abbiamo portato in ospedale. E’ disidradato. La rabbia è tanta. I bambini non meritano questo». E ancora la protesta di Angelo V. :«Che ci sono venuto a fare qui da Roma? Tanto vale che me ne stavo ad Ostia. Faccio sacrifici tutto l’anno per portare i miei figli al mare e per colpa di non so chi ora stanno male in ospedale con la salmonella».

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