Mare inquinato, gli ex vertici del Ruzzo a giudizio

In sei sotto accusa per i depuratori. Settanta le parti civili: ci sono i genitori dei bimbi finiti in ospedale
TERAMO. C’è il reato di epidemia colposa che si prescrive in dieci anni, quindi in tempi lunghi, ad ancorare al presente un processo che, qualsiasi esito avrà, segna già un importante confine: l’ammissione come parti civili dei genitori di 63 bambini che nell’estate del 2010 finirono in ospedale per enteriti o gastroenteriti dopo aver fatto il bagno nel mare inquinato. Perchè, sostiene la procura, tutto è avvenuto per il cattivo funzionamento dei depuratori di Villa Rosa, Alba Adriatica, Sant’Omero, Sant’Egidio, Nereto e Corropoli – gestiti all’epoca dalla Ruzzo reti – che, a partire dal 2007, avrebbero riversato sostanze inquinanti nel torrente Vibrata e, di conseguenza, nel tratto di mare davanti ad Alba Adriatica.
L’impianto accusatorio ha superato il primo banco di prova dell’udienza preliminare di ieri al termine della quale il gup Domenico Canosa ha rinviato a giudizio a giudizio l'ex presidente della Ruzzo Reti Giacomo Di Pietro e altre cinque persone che all'epoca rivestivano ruoli dirigenziali, soprattutto nell'area tecnica, all'interno del Ruzzo e della controllata Spt: Gian Mario Fabbi, Domenico Giambuzzi, Enrico Maria Giuseppe Bisanzio, Alfonso Cuccodrillo, Domenico De Flavis.
Le accuse, tutte da provare nel corso del dibattimento che inizierà il 5 aprile, sono pesanti: si va dal disastro ambientale all’epidemia colposa fino alle lesioni. Ed è sulla base di consulenze, atti e analisi (soprattutto le molteplici fatte all’epoca) che il pm Laura Colica, il magistrato titolare del fascicolo, ha ipotizzato un nesso tra le enteriti, l’inquinamento del mare e il funzionamento depuratori. Sono 229 i casi raccolti dalla procura con un lavoro certosino fatto tra turisti sparsi in tutta Italia, soprattutto genitori, che in quell’estate del 2010 riversarono rabbia e indignazione in decine di esposti per denunciare e raccontare.
E cinque anni dopo quel drammatico Ferragosto con i divieti di balneazione nell’allora mare Bandiera blu, i bambini finiti in ospedale e una stagione nera per gli operatori turistici e le amministrazioni comunali, il disastro ambientale ipotizzato nel fascicolo della procura prende forma, prima ancora che nei sei rinvii a giudizio, nella mole di parti civili ammesse al procedimento. Perchè accanto ai genitori dei bambini, il gup ha ammesso le associazioni di albergatori e operatori turistici che in quella calda estate più volte manifestarono contro il danno d’immagine che il fenomeno stava provocando, l’amministrazione comunale di Alba Adriatica e varie associazioni ambientaliste. «Siamo di fronte a un processo di assoluto rilievo per la gravità delle imputazioni e la ripetitività degli episodi, nonché per il numero delle persone offese», ha commentato il legale del Wwf Tommaso Navarra, «accanto al disastro colposo viene contestata l'epidemia colposa, a riprova che il non corretto funzionamento del ciclo depurativo delle acque incide non solo sulla qualità delle acque dei nostri fiumi o del nostro mare, ma direttamente sulla nostra salute. Nel corso degli anni il Wwf è sempre stato in prima linea nella tutela dei fiumi. Come parte civile seguiremo il processo chiedendo fin d'ora alla pubblica amministrazione un cambio di passo nella gestione della depurazione».
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