«Mare inquinato, un danno che non è mai stato sanato»

17 Aprile 2018

Alba Adriatica, gli operatori turistici in aula nel processo per epidemia colposa Ascoltati gli ultimi testi di parte civile, il 4 giugno è prevista la sentenza

ALBA ADRIATICA. Nel giorno in cui si chiude l’istruttoria e il giudice Flavio Conciatori fissa al 4 giugno la sentenza, nel processo in corso per epidemia colposa su un presunto caso di inquinamento del mare di Alba nell’agosto del 2010 in aula sfilano gli operatori turistici. Quelli che si sono costituiti parte civile e che hanno ricordato le tante prenotazioni disdette di quei giorni, i turisti che lasciavano gli alberghi, l’immagine compromessa di una città che vive soprattutto di turismo.
Ha detto Roberto Brandimarte, all’epoca dei fatti rappresentante di Albatour: «Noi operatori turistici non abbiamo mai dimenticato quel giorno. Abbiamo subito un danno d’immagine non ancora sanato. Ci furono tantissime disdette e per noi fu veramente un momento difficile». Sulla stessa lunghezza d’onda Rivo Ciabattoni, storico esponente del consorzio Costa dei Parchi. «In quei giorni diversi turisti se ne andarono», ha detto in aula, «e molti non vennero per niente. Il danno d’immagine per gli operatori turistici fu davvero enorme». Il pm Laura Colica ha ipotizzato un nesso tra le enteriti che all’epoca colpirono numerosi bambini, l'inquinamento del mare e il funzionamento dei depuratori di Alba Sant'Omero, S.Egidio,Nereto e Corropoli all'epoca gestiti dalla Ruzzo reti. Secondo l'accusa quei sei depuratori a partire dal 2007 avrebbero riversato sostanze inquinanti nel torrente Vibrata e, di conseguenza, nel tratto di mare davanti ad Alba. Valutazione diversa hanno dato i periti del tribunale per cui il funzionamento dei depuratori non c’entra, ma è stata colpa dei tanti scarichi abusivi nel torrente Vibrata. Per i periti nominati dal giudice Conciatori «anche se vi furono delle anomalie di funzionamento dell'impianto di Villa Rosa-Alba in corrispondenza degli episodi patologici in questione e una generale non diligente gestione degli impianti di depurazione, che avrebbero contribuito, in maniera episodica per quel che riguarda l'impianto di Villa Rosa-Alba o sistematica per quanto riguarda gli altri impianti, all'alterazione dello stato di qualità delle acque superficiali interne e marino costiere, difficilmente questo stato di cose può essere considerato come la causa degli episodi patologici riscontrati nell'agosto del 2010».Gli imputati sono l'ex presidente della Ruzzo Reti Giacomo Di Pietro e altre cinque persone che all'epoca rivestivano ruoli dirigenziali, soprattutto nell'area tecnica, all'interno di Ruzzo e della controllata Spt: Gian Mario Fabbi, Domenico Giambuzzi, Enrico Maria Giuseppe Bisanzio, Alfonso Cuccodrillo, Domenico De Flavis. Le accuse contestate, a vario titolo, vanno dall’epidemia colposa al disastro ambientale. (d.p.)
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