Mare sporco, l’allarme ignorato dei sindaci

Alba e Martinsicuro, sentiti come testi nel processo per il mancato funzionamento dei depuratori
TERAMO. Ci sono gli ex sindaci di Alba Adriatica e Martinsicuro e l’attuale primo cittadino di Corropoli a raccontare in aula quello che successe nell’agosto del 2010, quando molti bambini firnirono in ospedale per enteriti o gastroenteriti dopo aver fatto il bagno nel mare inquinato in quell’estate di divieti di balneazione.
Il processo in corso è quello per il mal funzionamento di sei depuratori che, secondo l'accusa del pm Laura Colica, a partire dal 2007 avrebbero riversato sostanze inquinanti nel torrente Vibrata e, di conseguenza, nel tratto di mare davanti ad Alba Adriatica. Gli imputati sono l'ex presidente della Ruzzo Reti Giacomo Di Pietro e altre cinque persone che all'epoca rivestivano ruoli dirigenziali, soprattutto nell'area tecnica, all'interno di Ruzzo e della controllata Spt: Gian Mario Fabbi, Domenico Giambuzzi, Enrico Maria Giuseppe Bisanzio, Alfonso Cuccodrillo, Domenico De Flavis. Le accuse, tutte da provare nel corso del dibattimento, sono pesanti: si va dal disastro ambientale all'epidemia colposa fino alle lesioni. Sindaci, ed ex, tutti sentititi nella loro veste di testi, hanno parlato delle sollecitazioni fatte alla Ruzzo Reti per il depuratore e il danno d’immagine che in quell’estate si trovarono ad affrontare. Ha detto l’ex primo cittadino di Alba Franchino Giovannelli, incalzato dalle domande del giudice Flavio Conciatori: «Il depuratore di Alba spesso in agosto, quando il numero dei residenti nella cittadina aumenta notevolmente con l’arrivo dei turisti, andava in sofferenza». E l’ex primo cittadino di Martinsicuro Abramo Di Salvatore ha ricordato come in quell’agosto del 2010, dopo aver emesso i divieto di balneazione in seguito ai risultati delle analisi Arta così come fatto anche da Giovannelli, scrisse una nota alla Ruzzo Reti per chiedere delucidazioni sullo stato del depuratore. In aula, sempre come teste anche l’attuale sindaco di Corropoli Umberto D’Annuntiis. Sulla base di consulenze, atti e analisi (soprattutto le molteplici fatte all'epoca) il pm Colica ha ipotizzato un nesso tra le enteriti, l'inquinamento del mare e il funzionamento dei depuratori di Alba Adriatica, Sant'Omero, Sant'Egidio, Nereto e Corropoli all'epoca gestiti dalla Ruzzo reti. Nel processo ci sono venti parti civili tra genitori di bambini finiti in ospedale, associazioni ambientaliste, associazioni di albergatori e amministrazioni comunali come Alba Adriatica.(d.p.)
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