Mariani: «Il Pd ripartirà dai giovani»

26 Giugno 2018

Il commissario: il mio lavoro è concluso, ora ricominciamo da chi non si è defilato per paura di perdere

TERAMO. «Io non sono sorpreso dall'esito del ballottaggio di Teramo perché vedevo stanchezza nel centrodestra e poi quello che è accaduto a Teramo è stato un atto di violenza, far cadere una amministrazione è una esperienza sanguinaria che solitamente si paga. Il candidato sindaco del centrodestra è un gentiluomo riconosciuto tale da tutti, ma quello che non ho visto da parte del centrodestra era l'ambizione di vincere. Al contrario ho visto una grande carica di ambizione nel portare avanti l'attività della vittoria da parte di Gianguido D'Alberto che ha messo sul tavolo la sua pluriennale esperienza e la sua autonomia. Poi credo che Teramo abbia voluto segnare quella bella esperienza che in democrazia si chiama alternanza». Così il presidente della giunta regionale Luciano D'Alfonso ha commentato l’esito del voto a Teramo.
Un voto che ha inopinatamente “resuscitato” il Pd locale, due mesi fa ridotto ai minimi termini dalle lotte intestine e ora gruppo di maggioranza relativa in Comune con otto consiglieri eletti. Il commissario dell’unione comunale Sandro Mariani non nasconde la sua gioia: «È vero, tra diaspore varie e migrazioni eravamo messi male, ma alla fine l'entusiasmo di un gruppo di persone anche anagraficamente giovani ha permesso di realizzare un risultato che era un sogno. Ha vinto una squadra, come sempre; non si possono giocare partite da soli».
Sul rapporto con D'Alberto, che potrebbe non essere semplice visto il pregresso, Mariani dice: «La lezione l'abbiamo capita il 4 marzo, divisi si perde. È giusto che i meriti se li prenda lui e che faccia il sindaco sentendo quello che ha dentro e ascoltando gli eletti. Non deve sentire me, o il partito: è giusto lasciarlo amministrare e governare».
Ma, elezioni fortunate a parte, a che punto è la ricostruzione del partito a Teramo? «A giorni», risponde il commissario, «annuncerò che ho concluso il mio lavoro. Voglio sottolineare che tutti dicevano che sbagliavo ad assumere questo ruolo, e che non mi conveniva, e invece ho fatto la scelta giusta. Teramo è una delle tre città in Italia in cui abbiamo vinto. E abbiamo tutto un patrimonio nuovo da coltivare, solo sette della lista hanno la tessera Pd. Certamente, dopo il commissariamento, ripartiamo da chi ci ha messo la faccia e non da chi si è defilato pensando che potessimo perdere. Perché va detto che siamo stati lasciati abbastanza soli. Il problema non sono le correnti, marciare divisi e colpire uniti è una risorsa per un partito. Il problema qui è un altro, è che chi perde dice: mi prendo la palla e non gioco più».(d.v.)
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