Marineria in affanno per i costi Appello alla Regione: «Ci aiuti»

8 Febbraio 2022

Operatori sempre più in crisi dopo l’aumento dei prezzi del gasolio e il calo di quelli del pesce Dimezzata la flotta dei pescherecci nel porto, le barche dello strascico sono passate da 30 a 11

GIULIANOVA. Sul futuro della pesca c’è grande preoccupazione. Costi di produzione aumentati e ricavi sempre più contenuti stanno mettendo in ginocchio tutto il settore.
La marineria giuliese è giunta al limite della sopportazione di una situazione non più gestibile, vista anche la scarsa remunerazione del lavoro e del capitale di rischio. L’ultima mazzata è giunta dal prezzo del carburante che nel giro di poco tempo è praticamente raddoppiato. Mentre gli introiti segnano il passo senza grosse possibilità di invertire la tendenza.
Così Vincenzo Staffilano, responsabile regionale e componente del direttivo nazionale di Federpesca: «Siamo in un momento difficile e particolare per le imprese di pesca. Il prezzo del gasolio è pressochè raddoppiato ed anche altri componenti negativi hanno subito degli aumenti. E’ chiaro a tutti che oggi portare a casa un minimo di reddito sta diventando sempre più difficile. Sulla difficile situazione dovrebbe intervenire il governo regionale e nazionale al fine di tornare su livelli accettabili. Se la tendenza negativa dovesse continuare ulteriormente, piano piano le imprese di pesca cesseranno per consunzione e per la mancanza di un reddito decente».
A Staffilano fa eco Flaviano Di Giosafat, responsabile della Uil Pesca: «Purtroppo sulla marineria stanno giocando dei fattori negativi che potrebbero comprometterne la sopravvivenza. Non basta il caro-carburante. A breve potrebbe arrivare dalla Comunità Europea anche una restrizione sul totale dei giorni annui di attività che verrebbero ulteriormente diminuiti. Si tratta chiaramente di una politica tesa a svilire questo settore a vantaggio di altri. Come sindacato non rimarremo fermi, ma faremo sentire la nostra voce nelle sedi opportune a difesa di un antico mestiere parte integrante delle nostre tradizioni marinare». Tanto il malessere tra gli armatori. La quotazione all’ingrosso del pesce è giunta a livelli non più superabili. Anzi, durante l’emergenza sanitaria, fatte salve alcune giornate legate alle ricorrenze tradizionali come Natale e Capodanno, la domanda ha subito una sensibile flessione che di conseguenza ha congelato o compresso i prezzi. Del resto è sotto gli occhi di tutti la limitata attività della ristorazione, un settore particolarmente colpito dalla pandemia e che, di conseguenza, ha determinato una forte diminuzione di consumo di prodotti ittici.
Il porto di Giulianova, nel giro degi ultimi venti anni, ha già subito una forte contrazione della flottiglia. Infatti, alla fine degli anni ’90 alle banchine erano ormeggiati 30 pescherecci armati per lo strascico e 12 barche destinate a lampara o volante (pesca del pesce azzurro). Oggi la flotta peschereccia è praticamente dimezzata: solo 11 barche destinate allo strascico, mentre le volanti e le lampare sono rimaste invariate. Dei pescherecci solo quelli “a strascico” conferiscono il loro prodotto al mercato ittico all’ingrosso. Il resto osserva un altro percorso.
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