Martino ammazzato e buttato nel lago, i familiari in aula: “Chiediamo giustizia”. Una coppia sotto accusa

L’omicidio di Corropoli. Prima udienza per la coppia (Andrea Cardelli, 41enne, e Alessia Di Pancrazio, 26 anni) accusata di aver ucciso e buttato in un lago il 45enne di Isola. Il processo aggiornato alla prossima settimana per una nuova composizione dei giudici togati
TERAMO. I due imputati hanno rinunciato a comparire in aula. I familiari di Martino Caldarelli c’erano tutti. Perché è la giustizia di un processo quella che invocano la mamma, i fratelli, le sorelle e i cognati del dj ucciso e buttato in un laghetto di Corropoli. «Ora vogliamo giustizia per il nostro Martino» dicono i familiari del 48enne di Isola del Gran Sasso uscito di casa con l’idea di incontrare la donna conosciuta sui social e mai più tornato (tutti costituitisi parti civili e rappresentati dall’avvocato Maurizio Cacaci). In questi 15 mesi hanno trasformato la disperazione in una lotta senza tregua per capire perché un figlio, un fratello, un cognato possa finire così.
La Corte d’assise riunita ieri per l’apertura del processo è stata aggiornata per una questione relativa alla composizione dei giudici togati. Tornerà in aula tra una settimana per la prima udienza del processo a carico di Andrea Cardelli, 41enne di Corropoli, e Alessia Di Pancrazio, 26enne di Giulianova, i due conviventi in carcere con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione. Un aggravante, quello contestato dalla Procura (in aula il procuratore Ettore Picardi e la pm Elisabetta Labanti titolare del fascicolo) che ha escluso ogni ipotesi di rito abbreviato per i due (assistiti dagli avvocati Nazario Giuliani e Marco Cerioni).
Con grande rispetto per tutti, ma con la forza determinata di chi sa che non ci può essere pace senza giustizia, la madre e i cinque fratelli dicono: «La giustizia faccia il suo corso, ma nessuno dimentichi quello che è avvenuto, la brutalità dei fatti. Martino era un uomo buono, sempre pronto a fare del bene, con una vita tutta da vivere. Amava la musica, amava la sua famiglia, aveva tutta una vita davanti».
La vittima e la donna in passato si erano conosciuti sempre sui social e da qualche tempo erano ripresi i contatti in particolare su Instagram e Messenger così come hanno ricostruito i carabinieri nel corso delle indagini.
Quel venerdì 11 aprile del 2025 Caldarelli è andato da lei nella casa di Corropoli dopo un appuntamento fissato tramite chat, è stato aggredito dai due che lo hanno ucciso a coltellate, colpito con una pala sulla testa e gettato il corpo in un laghetto vicino casa. Poi hanno riverniciato di nero la sua auto e l’hanno bruciata. L’autopsia ha confermato l’iniziale sequenza di morte: Martino Caldarelli è stato ucciso con quattro coltellate con quella letale che ha reciso la vena giugulare provocando una violenta emorragia, poi colpito in testa con una pala e infine buttato nel lago dopo essere stato legato a un tronco.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia Cardelli si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre la donna ha confermato la confessione fatta nell’immediatezza del fermo di entrambi, con lei che ha fatto ritrovare il corpo, e si è difesa dicendo: «Io non sapevo che Andrea sarebbe venuto in camera da letto dove ero con Martino, ha fatto tutto da solo, lo ha ucciso colpendolo a coltellate e poi con la pala. Io ho cercato di fermarlo, di bloccarlo, ma non ci sono riuscita. Ero terrorizzata perché lui ha minacciato di uccidere anche me».
Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Lorenzo Prudenzano non ha esitato a definire la coppia «senza scrupoli e pericolosi, privi di una pur minima capacità di autocontrollo e in preda a un delirio violento e criminale».
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