Mastromauro: Giulianova non è razzista

Il sindaco invita a non strumentalizzare la vicenda, ma chiede chiarezza. Il console del Senegal: «Diop non è un bugiardo»
GIULIANOVA. «Le indagini rispetto alle eventuali violazioni penali o regolamentari saranno svolte dalle autorità giudiziarie e dagli organi interni della Asl, quello che però va ribadito è che questi episodi non vanno politicizzati e che va rispettato da tutti il concetto della convivenza civile tra gli esseri umani; se questo messaggio non passa siamo messi male perché si rischia di ingenerare un circolo negativo che mette a rischio la convivenza tra le persone». Questo in sintesi il messaggio pronunciato dal sindaco Francesco Mastromauro al termine dell’incontro con il console del Senegal per Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna Tullio Galluzzi, il quale è stato ricevuto ieri dal primo cittadino e dalla giunta in municipio. Insieme al console hanno preso parte alla conferenza stampa Ibrahima Diop, l'italo-senegalese di 39 anni, residente a Roseto, che ha denunciato un presunto episodio di razzismo ai suoi danni da parte di un dipendente della Asl a Giulianova, e i rappresentanti dell’associazione immigrati senegalesi residenti in Abruzzo e Marche. Diop ha denunciato alle forze dell'ordine di avere ricevuto insulti a sfondo razzista da alcuni impiegati dell’ufficio Asl dislocato nell’ex ospizio marino, ma la sua ricostruzione dei fatti non avrebbe trovato conferme dall’indagine interna disposta dalla Asl. Diop, che dal 2000 vive a Roseto dove lavora come cameriere ed è sposato una donna italiana da cui ha avuto un figlio di 16 anni, conferma però la versione riportata ai carabinieri di Giulianova subito dopo l’episodio. «Non vorrei più parlare di quanto mi è accaduto perché è stato molto spiacevole per me», ha detto l’uomo durante la conferenza stampa, «ma desidero che la persona che mi ha offeso venga richiamata, affinché si ricordi in futuro il suo dovere di non maltrattare le persone in un ufficio pubblico, a causa della differenza di razza o colore della pelle». Tutti i presenti hanno dichiarato di non volere punizioni esemplari e neppure risarcimenti per il gesto di razzismo, ma solo la volontà di richiamare l’attenzione sul rispetto dei rapporti umani tra persone in ogni tipo di contesto. Chiede chiarezza ma invita a superare le divisioni il console Galluzzi: «Il nostro augurio è quello che la magistratura faccia piena luce sull’accaduto. Lo chiediamo ad alta voce e tutti i presenti in questa sala e l’intera comunità senegalese dell’Abruzzo grida no al razzismo».
A quelli che hanno insinuato che Diop si sia inventato tutto il console ha risposto: «Ibrahima non è un bugiardo. Dopo l’episodio non ha lasciato passare nemmeno un attimo, ha subito raggiunto la stazione dei carabinieri per fare la denuncia». Per il sindaco Mastromauro Giulianova non è una città razzista e questi episodi non devono essere strumentalizzati. «Se ciascuno di noi viola le regole deve essere condannato», ha detto il sindaco, «se un cittadino del Senegal viola le regole deve essere condannato, ma dobbiamo evitare che si consumino episodi di mancato rispetto dell’essere umano». Il console Galluzzi ha portato al Sindaco i saluti del presidente del Senegal, informato dell’increscioso episodio, ed ha ribadito che la città di Giulianova non è una città razzista, ma al contrario «una città solidale, accogliente e sensibile». Galluzzi ha anche fatto riferimento alle tante iniziative di solidarietà verso il Senegal realizzate in città grazie all’associazione Colibrì, che nei mesi scorsi ha inviato l'ultimo carico di beni e aiuti umanitari destinati all'ospedale della città di Sinda.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

