Mastromauro: «Vincere non era facile»

Retko spara subito a zero: «Hanno promesso posti di lavoro». Il sindaco replica: «Non si può dubitare della nostra onestà»
TERAMO. «Desidero porgere il più sentito ringraziamento ai tanti cittadini, senza distinzione di credo politico, che hanno esercitato democraticamente la loro sovranità nella scelta del sindaco e del nuovo consiglio comunale e alla mia squadra». Così il sindaco uscente Francesco Mastromauro riprende le sue funzioni (tra l’altro mai interrotte) da primo cittadino, all’indomani del ballottaggio contro lo sfidante Fabrizio Retko, che col 62,77 per cento delle preferenze lo ha riconfermato alla guida della città per altri cinque anni.
Come era prevedibile, protagonista di questo ballottaggio, il secondo per Mastromauro (il primo lo aveva affrontato nel 2009 contro l’allora primo cittadino uscente di centro destra Giancarlo Cameli, vincendo con il 62,5 per cento dei voti), è stato l’assenteismo. Alle 23 di domenica, infatti, era andato a votare il 47,37 per cento degli aventi diritto, e dunque 10.007 elettori sul corpo totale votanti di 21.122. La campagna elettorale appena trascorsa è stata ricca di colpi di scena e anche di episodi spiacevoli, come quello che ha visto protagonisti il fratello del sindaco Giovanni Mastromauro e l’attivista 5 stelle Pier Giorgio Bizzarri. Quest’ultimo, all’indomani di una cena privata del Pd al quale aveva partecipato, accusò Mastromauro junior di avergli sferrato un pugno sul volto, accuse poi smentite dal segretario del Pd Augusto Baldasserini.
Le ultime due settimane, invece, sono state caratterizzate dagli incontri-scontro tra i due sfidanti, Mastromauro e Retko, e da una risvegliata lotta per gli ideologismi. All’indomani del possibile accordo tra Retko e Franco Arboretti, leader del Cittadino governante, infatti, quella parte di Rifondazione comunista alleata di Arboretti, ha espresso il suo no categorico all’eventuale apparentamento con un esponente, a detta di Rifondazione, troppo «lontano dalla cultura dell’antifascismo». Sebbene l’accordo ufficiale fosse sfumato, lasciando in piedi il “patto tra gentiluomini” mai rinnegato né da Retko, né da Arboretti, Mastromauro nell’ultimo comizio in piazza Dalmazia, ha pubblicamente apostrofato l’accordo informale come un «incesto politico della super destra con la super sinistra capace di far risvegliare l’indignazione degli antifascisti giuliesi». Retko, dal canto suo, perseguendo nella sua idea di campagna elettorale priva di attacchi diretti all’avversario, aveva ribadito che, essendo esponente di una lista civica, non si sentiva legato a nessun colore politico. Subito dopo il verdetto del ballottaggio, però, l’esponente di Linea Retta si è lasciato sfuggire qualche affermazione un pò più pesante, dicendo che «in consiglio comunale saremo il baluardo contro quella vecchia politica fatta di personalismi. Esamineremo con la lente di ingrandimento ogni singolo documento, portando, se necessario, anche la polizia giudiziaria ad esaminare le nefandezze di cui siamo a conoscenza. Hanno promesso posti di lavoro in tutta Giulianova, di cui uno anche ad un mio parente e spero vivamente che adesso rispettino gli impegni».
«Retko ha detto delle cose di una gravità inaudita», ha replicato il sindaco Mastromauro, «i cittadini lo sanno e mi hanno confermato con il 63 per cento la fiducia dopo 5 anni di amministrazione pubblica onesta e trasparente che nessuno può mettere in dubbio. Il Comune di Giulianova e con esso il sindaco ha un primato a livello nazionale: non è mai stato visitato dalla magistratura nè penale nè contabile. Forse era sotto effetto della delusione ma ciò non giustifica un comportamento vergognoso. Retko si definisce galantuomo ma quello che ha detto lo smentisce». Il primo cittadino ha quindi ringraziato i suoi 6114 elettori per aver scelto di dare continuità all’amministrazione uscente che ha fatto tanto nei cinque anni passati e che tanto altro farà nei prossimi cinque. «In una fase di grave crisi economica e sociale», ha proseguito Mastromauro, «nella quale i Comuni stentano a dare risposte e il malcontento monta, non era facile riconfermarsi alla guida della città. I giuliesi hanno riconosciuto, nonostante il disperato tentativo delle forze di opposizione di far passare il messaggio contrario, il duro lavoro che ha permesso a Giulianova di colmare parecchie lacune. Nel ballottaggio di domenica, così come al primo turno, il vantaggio sugli avversari è stato schiacciante, senza che la nostra coalizione abbia dovuto far ricorso ad alcun tipo di accordo con le altre forze politiche». Effettivamente, le preferenze per Mastromauro sono aumentate, rispetto al primo turno, di soli 141 voti mentre, Retko è passato da 2107 a 3626 voti. Quei 1519 voti in più, tuttavia, non sono bastati allo sfidante per aggiudicarsi la poltrona da primo cittadino. «Siamo stati coerenti», ha concluso Mastromauro, «e i cittadini lo hanno compreso e apprezzato. Ora metteremo in pratica “Giulianova 2020-ancora insieme”, grazie anche all’attenzione che ci verrà riservata da nuovo governatore Luciano D’Alfonso».
Margherita Totaro
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