Mastropietro: mai favorito mio marito

25 Maggio 2019

L’ex dirigente comunale si difende per sei ore: «Nessun conflitto d’interesse tra il mio ruolo e la sua impresa edile»

TERAMO. Chiara e determinata nel rivendicare un assunto ben preciso: nessun conflitto d’interesse tra il suo ruolo di dirigente comunale del settore lavori pubblici/urbanistica del Comune di Giulianova e l’azione sul territorio dell’impresa edile del marito Stefano Di Filippo.
Maria Angela Mastropietro parla per quasi sei ore in un’aula di tribunale. Per la prima volta colei che secondo la Procura è la protagonista principale dell’inchiesta Castrum risponde alle domande dei pm. Non lo aveva fatto all’epoca dell’arresto avvalendosi della facoltà nell’interrogatorio di garanzia, lo fa due anni dopo scegliendo di sottoporsi all’esame da imputata nel maxi processo in corso sul presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova con 12 nomi finiti sotto accusa tra funzionari pubblici, imprenditori ed ex amministratori. Sorretta da un notevole bagaglio di conoscenze tecniche a supportare le risposte alle domande dei pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta, l’ingegnere Mastropietro mette in fila provvedimenti d’ufficio e incontri con un comun denominatore: «Il problema del conflitto d’interesse è con il titolare del provvedimento e io non ho mai firmato provvedimenti che riguardassero la ditta Rima (quella del marito (ndr)».
E al presidente del collegio Franco Tetto che le chiede «Si è mai posta il problema dell’opportunità operativa visto il suo ruolo da dirigente in quel settore e la presenza dell’impresa di suo marito nella realtà in lui operava?» ribadisce: «Mai esistito un problema di conflitto d’interesse perché non ho mai firmato provvedimenti che riguardassero la Rima». In sei ore di confronto che – visto in relazione alle precedenti udienze – non diventa mai uno scontro, la Mastropietro circoscrive fatti e date difendendosi dall’accusa di fondo che la Procura muove nei suoi confronti: ovvero quella di aver messo in piedi un sistema in cui far lavorare l’impresa del consorte significava per il proponente far andare avanti i progetti presentati all’ufficio comunale da lei diretto. Tanti gli argomenti: dal piano di lottizzazione delle Palme al caso del capannone dell’azienda Tauro «sono andata a due incontri solo per accompagnare mio marito che presentava un’offerta»; dai lavori per la costruzione dell’abitazione dell’ex assessore comunale Nello Di Giacinto (un altro degli aindagati) affidati all’impresa del marito a quelli del campo Castrum fino al progetto di recupero dell’ex palazzo Acquaviva. Nel caso della lottizzazione del Lido delle Palme la Procura sostiene che la Mastropietro in cambio di alcune facilitazioni all’iter del piano di lottizzazione abbia ottenuto la promessa dell’ affidamento di un appalto di tre milioni che sarebbe stato stipulato dal consorzio Lido delle Palme con la società Rima. «Quando la procedura è stata definita ho saputo che mio marito era stato contattato per fare i lavori di urbanizzazione», dice, «c’era solo un auspicio che mio marito facesse i lavori e nulla di più». E ieri a sottoporsi all’esame da imputato anche il geometra Guerino Di Saverio che ha respinto tutte le accuse mosse nei suoi confronti sul caso Tauro e sui lavori nell’edificio scelto dalla Rima per trasferirsi dopo aver lasciato gli uffici dati in comodato gratuito dall’impresa Scarafoni. Si torna in aula il 7 giugno con la conclusione dell’esame di Stefano Di Filippo e i primi 14 testi della difesa.
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