Materassi, raggiri con presunti sconti fiscali

19 Giugno 2014

Tanti i casi all’associazione Robin Hood, ingannata da una ditta fantasma anche una malata di sclerosi

TERAMO. Il rischio, di questi tempi, è di inciampare sui materassi. Poco male, verrebbe da dire, se non fosse che il materasso nei fatti è l’oggetto di una sorta di raggiro. Lo stanno scoprendo in questi giorni alcuni acquirenti, che sono stati contattati nei mesi scorsi da ditte che proponevano loro l’acquisto di materassi ortopedici definiti speciali che avevano un ulteriore pregio: avere una detraibilità fiscale del 19%.

Ma non sempre è vero, ne sanno qualcosa le famiglie che di questi tempi hanno chiesto al proprio commercialista di prevedere la detrazione nella dichiarazione dei redditi, ma hanno ricevuto un sonoro “no”. «Finora si sono rivolti alla nostra associazione una decina di cittadini», spiega Pasquale Di Ferdinando, responsabile di “Robin Hood”«tutti con una storia simile. C'è una detrazione fiscale per materassi che hanno impiego sanitario. Tutte le vendite fanno leva su questo fatto. Ma non sempre è possibile: la ditta che li produce deve avere una certificazione, i materassi devono essere iscritti come dispositivi medici di classe 1». All’associazione consumatori sono arrivati una decina di casi, relativi ad imprese diverse. «E alla fine il cliente si ritrova con un materasso uguale ad altri, spesso con rate da pagare a una finanziaria che bisogna versare lo stesso anche se viene contestato l'acquisto. Non è il caso si fare generalizzazioni, non tutti approfittano, ma prima di concretizzare l'acquisto consigliamo di chiedere la certificazione dal venditore».

Ancor più paradossale quanto accaduto qualche giorno fa a una donna di Teramo malata di sclerosi multipla. Anche a lei un rappresentante ha proposto l’acquisto di un materasso in grado di lenire i suoi dolori. La signora ha firmato il contratto ma poi ha subdorato qualcosa, tre giorni dopo ha deciso di esercitare il diritto di recesso e si è rivolta all’associazione di consumatori. «Il diritto di ripensamento è previsto dal codice del consumo, ci sono10 giorni lavorativi per ripensare a un acquisto», spiega Di Ferdinando, «ma non abbiamo potuto esercitarlo perchè il contratto non aveva alcun riferimento sulla società, sul foglio di commissione non c'erano nè l'indirizzo nè la ragione sociale. Allora le ho consigliato di rifiutare il materasso quando le verrà consegnato e quando arriverà la richiesta del pagamento sapremo il nome della società. E poi, visto che ha operato in violazione del codice del consumo, faremo un esposto all’Antitrust, evidenziando che è stato impossibile esercitare il diritto di recesso perchè c'erano i riferimenti». (a.f.)

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