«Materiale radioattivo sotto il Gran Sasso»

Arriva oggi, ambientalisti in allarme e parte un esposto. I laboratori: si tratta solo di una simulazione
L'AQUILA. Nuovo allarme sul rischio di introduzione di materiale radioattivo all'interno dei laboratori del Gran Sasso. Ad essere preoccupati per l'arrivo di materiale pericoloso dalla Francia, previsto oggi in tarda mattinata, sono il Forum H2O, che annuncia la presentazione da parte di Soa Onlus di un nuovo esposto alla Procura di Teramo – esposto nel quale si ricorda che «entro 200 metri dai punti di captazione per scopi idropotabili non vi devono essere stoccaggi di materiali pericolosi e di sostanze radioattive» – e dell'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso, che parla di «un’azione inspiegabile che suona quasi come una provocazione».
«È vero», conferma il direttore dei laboratori Stefano Ragazzi, «siamo in attesa di materiale per una simulazione che durerà sino al 20 ottobre. Ma si tratta di una simulazione in bianco, ossia senza materiale, anche se sui contenitori c'è scritta la parola 'radioattivo'. Il materiale entra come simulazione di un progetto scientifico che è parte del più grande Borexino (che studia i neutrini prodotti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle stelle e nei decadimenti radioattivi, ndr), progetto approvato con un finanziamento dell'Ue che dovrebbe avere attuazione a partire dalla primavera 2018, ma è necessario fare delle prove per definire poi una serie di operazioni esecutive». Insomma, per Ragazzi si tratterebbe della «simulazione della meccanica del processo con delle condizioni di contorno intenzionalmente gravose e difficili».
Nonostante i laboratori smentiscano la pericolosità dell'operazione prevista per oggi, il Forum e l'Osservatorio calcano la mano sul mancato rispetto del protocollo per la sicurezza degli interventi sotto il Gran Sasso di recente sottoscritto, oltre che dai Laboratori, anche da Strada dei Parchi, Ruzzo Reti, Gran Sasso Acqua, Ersi-Ente regionale per il servizio idrico integrato, le Asl di Teramo e dell’Aquila, Arta, Regione Abruzzo e Parco nazionale. Nelle settimane scorse Ragazzi aveva definito il protocollo «un cappio al collo», una medicina amara da ingoiare per il bene pubblico: Arta, Asl e Regione avranno sempre l’ultima parola sull’introduzione e l’utilizzo di materiali nei laboratori. Permessi che potrebbero anche non essere concessi, a discapito delle attività scientifiche.
Restano le polemiche. Il Forum: «Avevamo fortemente criticato la cosiddetta soluzione fornita dal "protocollo Lolli", che è un pannicello caldo rispetto alle criticità del sistema Gran Sasso. Se la situazione è questa, si profila un vero e proprio flop dell'accordo dopo poche settimane». «Cosa si sta facendo? Perché non si è provveduto a informare la cittadinanza?», tuona l'Osservatorio.
Marianna Gianforte
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