Maxi debito per il Comune Deve sborsare tre milioni

4 Gennaio 2022

Nereto, amministrazione condannata in appello per un terreno espropriato Doveva servire per una bretella stradale mai realizzata nella zona artigianale  

NERETO. L’esproprio dei terreni nella zona artigianale di Nereto, dove sarebbe dovuta sorgere la bretella di collegamento tra via Primo Maggio e la Statale, 259, produce un maxi debito da tre milioni di euro. La mazzata si abbatte sulle casse comunali con la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila a cui ha fatto ricorso la proprietà dell’area, appesantendo la serie di contenziosi e di esborsi a cui il Comune è già stato chiamato a far fronte dopo sentenze e anche attraverso transazioni. I casi Proel e Mivv ne sono testimonianza.
Il Comune di Nereto già con l’amministrazione Di Flavio aveva acceso un fondo per i contenziosi, provvedendo a inserire in bilancio diverse poste per oltre 800mila euro, ma seguito dell’ulteriore pronunciamento contrario l’accantonamento risulta insufficiente. L’esborso da tre milioni di euro, insomma, non era previsto e il Comune punterà sul ricorso. L’area in questione è di 56mila metri quadri e la stima dell’Agenzia del territorio è stata di poco più di 430mila euro. L’esproprio risale al 2003, all’epoca dell’approvazione del nuovo piano regolatore che ha individuato la zona artigianale. Questa prevedeva l’insediamento di aziende e infrastrutture viarie, fra cui appunto la bretella mai realizzata. La situazione aveva generato sia un contenzioso amministrativo al Tar prima e al Consiglio di Stato poi, e una causa civile su cui dunque si è pronunciata la Corte d’appello. Il braccio di ferro giudiziario è stato avviato nel 2007 e ha prodotto la maturazione di interessi, spese legale e rivalutazione economica che hanno fatto schizzare il debito. Secondo i proprietari dell’area, il Comune non si era preoccupato di riconsegnarla dopo la revoca in autotutela dell’esproprio.
La questione giudiziaria legata a quel terreno ha vissuto più passaggi, tanto che i diversi procedimenti sono stati riuniti. Il risultato, al di là delle eccezioni mosse da proprietari e Comune, è che l’ente risulta soccombente e per questo dovrà sborsare una cifra che rischia di bloccare gli investimento programmati dall’amministrazione.
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