Maxi esproprio per lo stadio I privati chiedono due milioni

19 Maggio 2021

La richiesta arrivata in Comune tramite il legale degli eredi Verzilli: «Lo dice una perizia tecnica» Per l’amministrazione la somma da pagare è di 123mila euro, il caso domani approda in consiglio

ROSETO. Un’altra tappa nel braccio di ferro tra Comune e privati sul caso del maxi esproprio: il Comune dovrebbe pagare circa 2 milioni di euro agli eredi Verzilli per l’esproprio dei terreni di loro proprietà nella zona sportiva.
È quanto ha richiesto l’avvocato Giacomo Mauriello, legale dei Verzilli, inviando un atto stragiudiziale al Comune e al consiglio di Stato nel quale viene specificata la stima, in seguito a una perizia tecnica, del valore di quella che gli eredi considerano un’occupazione illegittima, dal 1980, dei terreni dove ora sono presenti lo stadio Fonte dell’Olmo e il circolo tennis. «Abbiamo inviato questo atto stragiudiziale al Consiglio di Stato e al Comune di Roseto», spiega Mauriello, «in seguito alla deposizione di un documento del Comune di Roseto in Consiglio di Stato nel quale si afferma che l’ente deve agli eredi Verzilli solo 123.330 euro, una cifra che non corrisponde al vero. Inoltre alla cifra che abbiamo richiesto bisogna aggiungere gli interessi del 5 per cento per ogni anno, dal 1980 ad oggi, di occupazione illegittima dei terreni. E noi chiederemo anche il rimborso delle spese per tutte le cause che il Comune ci ha costretto a fare in questi anni». Il Consiglio di Stato nell’agosto 2020, ha ribaltato la sentenza del Tar del 2016, costringendo l’attuale amministrazione a risarcire gli eredi Verzilli per l’esproprio del terreno dove è stato costruito lo stadio Fonte dell’Olmo o a restituire in alternativa i terreni stessi.
Gli uffici dell’ente però, tramite una perizia tecnica, hanno quantificato il valore del bene da acquisire in euro 123.330,78, comprensivi del pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, e nel consiglio comunale in programma domani alle 15 si discuterà di una delibera che prevede l’acquisizione sanante dei terreni occupati per la realizzazione del campo di calcio e del circolo tennis in base alla sentenza del Consiglio di Stato numero 1827 del 13 marzo 2020. «Si evidenzia che tale indennità è nettamente inferiore al credito restitutorio vantato dal Comune nei confronti dei proprietari dell’area», si legge nella nota del Comune, «ammontante a euro 907.076,64 oltre interessi, derivante dalla sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila numero 442 del 2010, a cui vanno aggiunti ulteriori crediti scaturenti dalla soccombenza dei proprietari stessi nelle numerose cause civili promosse dal Comune per ottenere la restituzione della predetta somma». Un braccio di ferro tra il Comune e i proprietari che va avanti da oltre 40 anni e che avrebbe potuto essere risolta molti anni fa con un accordo bonario, evitando tutto l’iter giudiziario che rischia di andare avanti ancora per altri anni. Tutto partì nel lontano 1980, quando il sindaco dell’epoca, Giovanni Ragnoli, espropriò il terreno a sud di Roseto, di proprietà dei Verzilli, per permettere la costruzione dell’attuale campo di calcio: si fece un’ordinanza, legittima, per l’occupazione di urgenza di pubblica utilità, ma l’importo dell’esproprio fu giudicato non sufficiente dai proprietari del terreno. Il Comune, però, andò avanti e nel 1989 iniziarono i lavori per la costruzione dello stadio. I privati, allora, presentarono ricorso e, in primo grado, il tribunale di Teramo diede loro ragione, imponendo all’ente il pagamento di 900mila euro, giudizio poi ribaltato dalla Corte d’appello dell’Aquila.
La famiglia Verzilli ha sempre cercato di trovare un accordo con il Comune di Roseto, prima con il sindaco Nicola Crisci, poi con Franco Di Bonaventura, e anche con Enio Pavone, ma in 35 anni non si è riusciti a risolvere bonariamente la vicenda. Da qui la battaglia nei tribunali.
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