Maxi frode fiscale con i carburanti Sequestrati beni per 20 milioni

20 Febbraio 2021

Denunciati i due amministratori di una società con distributori nel Teramano e nell’Ascolano In sessanta finiscono nei guai per aver fatturato operazioni inesistenti tra imprese fantasma

TERAMO. La tecnica è sempre la stessa, quella già sperimentata in tanti altri maxi raggiri fiscali ai danni dello Stato: una frode “carosello” nel settore del commercio carburanti con fatture emesse per operazioni inesistenti per un ammontare complessivo di 91 milioni e un’Iva di 20.
Al termine di una complessa indagine la guardia di finanza di Teramo ha sequestrato, su disposizione dell’autorità giudiziaria, beni per oltre venti milioni a due amministratori di una società operante nel settore petrolifero con sede legale, all’epoca dei fatti, nelle Marche (da qui la competenza dell’autorità giudiziaria di Ascoli) e con 9 distributori di carburanti dislocati tra Teramo, Ascoli e Fermo. Complessivamente sono 62 le persone denunciate per reati fiscali. Il decreto di sequestro dell’importo corrispondente all’Iva evasa è stato firmato dal gip di Ascoli Annalisa Giusti su richiesta del sostituto procuratore Cinzia Piccioni (titolare del fascicolo) ed eseguito dai militari del nucleo di polizia economico finanziaria del comando provinciale di Teramo guidato dal colonnello Gianfranco Lucignano.
Le indagini sono scattate al termine di un’attività investigativa avviata con una verifica fiscale. Centinaia le fatture emesse per operazioni inestistenti da parte di società aventi sede anche in altri Stati dell’Unione Europea. Secondo la ricostruzione fatta dalle Fiamme Gialle il prodotto petrolifero veniva ceduto a cosiddette società cartiere o “missing traders” che avevano il solo compito di produrre documentazione contabile fiscale fittizia da inviare alla società reale acquirente della merce. In sintesi si tratta si società fantasma che avevano solo la funzione di interporsi nella transazione commerciale in modo da risultare quali falsi acquirenti del prodotto petrolifero che poi veniva ceduto alla società beneficiaria della frode non solo a un prezzo inferiore a quello di mercato ma consentendo anche di beneficiare della detrazione dell’Iva.
Le 54 imprese cartiere identificate nel corso delle indagini sono risultate già coinvolte in altre indagini analoghe per non aver presentato le dichiarazioni fiscali obbligatorie per più annualità d’imposta. Sempre secondo l’accusa di investigatori e inquirenti le imprese cartiere catalizzavano su se stesse il debito d’imposta sul valore aggiunto che non sarebbe mai stato onorato giacchè prive sia di strutture aziendali che di capacità economiche o addirittura sconosciuti agli indirizzi dichiarati quale sede legale o amministrativa. Queste imprese, una volta concluso il giro di false fatturazioni, venivano fatte fallire. Al momento sono stati sequestrati venti rapporti finanziari, dieci immobili e quote societarie tutti riconducibili agli indagati. «La lotta all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali costituisce il principale obiettivo della guardia di finanza e della politica economica e finanziari del governo», si legge in una nota della Finanza, «tenuto conto che dalla relazione sull’economia non osservata relativa all’anno 2020 emerge un tax gap Iva pari alla media annuale di 36 miliardi di euro». Una lotta, quella all’evasione fiscale, che ormai datempo viene portata avanti su tutto il territorio nazionale dalla Finanza e che resta uno degli obiettivi prioritari di tutti i governi che si susseguono alla guida del Paese.
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