Maxi spaccio all’Annunziata Alla sbarra 25 tra rom e albanesi

18 Gennaio 2019

Ieri prima udienza del processo in cui sono imputati esponenti dei clan Guarnieri e Di Giorgio Secondo l’accusa della Procura distrettuale a capo dell’organizzazione una donna e i suoi sei figli

GIULIANOVA. A sei anni dai fatti e a tre dai rinvii a giudizio, con i tempi lunghi a scandire i procedimenti penali soprattutto laddove ci siano irreperibili, ha preso il via ieri in aula il processo per il maxi spaccio che dall’Annunziata toccava tutta la costa. In 25, tra cui albanesi e rom dei clan Guarnieri e Di Giorgio, sono imputati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. Secondo l’accusa della Procura distrettuale dell’Aquila (il fascicolo è del pm Fabio Picuti) a capo dell’organizzazione c’era la 60enne Annadomenica Guarnieri, all’epoca dei fatti arrestata con gli altri.
Per il giudice Guendalina Buccella, firmataria a delle ordinanze di custodia cautelare, «aveva il ruolo di reperire la sostanza stupefacente, detenerla e cederla, tenere i collegamenti con gli altri associati concordando i prezzi di acquisto e vendita della droga, organizzando l’attività di spaccio, provvedendo alla riscossione». Il tutto, sempre secondo l’accusa, avvalendosi della manodopera dei suoi sette figli e dando ordini dalla sua casa dell’Annunziata di Giulianova, storico quartiere dalla difficile convivenza tra rom e residenti, che nelle carte di investigatori e inquirenti diventa la centrale di smistamento di un traffico di droga (eroina e cocaina) che in più occasioni varca i confini locali per rifornire non solo il mercato della costa, ma anche quello delle vicine Marche. Una organizzazione che spesso si approvvigiona di droga da clan albanesi e che, sostiene l’accusa, nello spaccio al dettaglio utilizzava anche minori di 18 anni. Dopo quasi due anni di intercettazioni telefoniche e ambientali il blitz dei finanzieri del Gico dell’Aquila (insieme alla Finanza di Giulianova, Teramo, Pescara, Chieti, Avezzano, Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli e Bari) scattò all’alba del 19 novembre del 2014. In130 eseguirono 27 ordinanze di custodia cautelare di cui 17 in carcere, 2 ai domiciliari ed 8 con l’obbligo di firma.
Quel giorno numerose le perquisizioni scattate anche in località al confine tra le Marche e l'Abruzzo, dove l'organizzazione aveva esteso le sua ramificazioni arrivate anche nel Barese in particolare per i contatti con alcuni albanesi con cui, in molti casi, sono stati fatti accordi per l’acquisto di grosse partire di droga. Secondo l’accusa il clan nel quartiere Annunziata utilizzava una vasta rete di vedette per segnalare eventuali ingressi delle forze dell'ordine. Ieri mattina, davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) era prevista l’audizione dei primi quattro testi della pubblica accusa. Dopo aver ascoltato il primo, il collegio ha aggiornato al 31 ottobre.(d.p.)
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