Maxi truffa all’Asl, una teste: «Così scoprii l’anomalia»

11 Ottobre 2024

TERAMO. «Un giorno mi sono accorta che quei frontespizi recavano alterazioni, ho fatto la segnalazione e da lì sono iniziati tutti gli accertamenti»: è uno dei passaggi ripetuti in aula dall’infermier...

TERAMO. «Un giorno mi sono accorta che quei frontespizi recavano alterazioni, ho fatto la segnalazione e da lì sono iniziati tutti gli accertamenti»: è uno dei passaggi ripetuti in aula dall’infermiera Nicoletta Mura, uno dei testi citati dalla Pubblica accusa nella nuova udienza del processo in corso all’ex primario di radiologia interventistica del Mazzini Vincenzo Di Egidio (ora in servizio all’ospedale di Pescara). Di Egidio (difeso dagli avvocati Gianfranco Iadecola e Antonio Di Bitonto) è imputato per truffa nel caso della presunta maxi frode da circa 350mila euro alla Asl di Teramo per dispositivi medici pagati dall’azienda sanitaria ma per la Procura mai usati.
«Dai successivi controlli fatti a ritroso», ha aggiunto la teste, «sono emerse delle discrepanze sul numero di dispositivi medici pagati ed effettivamente usati». Le accuse della Procura, che sono tutte da dimostrare nel processo, si concentrano su una serie di interventi chirurgici che tra fine 2016 e settembre 2018 sono stati eseguiti nel reparto di radiologia interventistica. Per questi, sostengono i pm, sarebbero stati fatti risultare su documenti ufficiali dei dispositivi medici fittiziamente impiantati ai pazienti. Ovvero, secondo l’autorità giudiziaria, presìdi medici che sarebbero stati acquistati dalla Asl ma mai usati. In particolare cateteri, spirali e stent. Il processo è in corso davanti al giudice monocratico Emanuele Ursini, la Pubblica accusa è rappresentata dai pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra. Si torna in aula a gennaio.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.