Mazzata Consob sugli ex amministratori

Sanzioni amministrative per un totale di 960mila euro per violazioni sulla vendita di azioni proprie e altre operazioni
TERAMO. La sanzione più pesante è per l’ex direttore generale Antonio Di Matteo, al quale la Consob chiede 180mila euro. Poi viene l’ex presidente Lino Nisii con 60 mila euro e, con somme simili o inferiori, ex amministratori, ex componenti dei collegi sindacali, ex alti dirigenti fino a dipendenti di secondo piano. In totale sono 24 le persone che la Consob ha sanzionato – per complessivi 960mila euro – per violazioni relative alla vendita delle azioni della banca e di latri prodotti finanziari alla clientela. La delibera della Commissione sulle società e la Borsa è datata 4 dicembre 2015, ma è stata pubblicata sul sito ufficiale il 4 marzo scorso.
Le lettere di contestazione erano state inviate agli interessati tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 e al termine dell’istruttoria sono state deliberate le sanzioni amministrative.
Delle quali dovrò rispondere in solido la stessa Tercas con l’obbligo di rivalersi sui singoli soggetti. Sarà difficile però che i relativi pagamenti saranno effettuati entro i 30 giorni dalla notifica della delibera indicati dalla Consob perché la maggior parte dei multati – di sicuro tra questi c’è l’ex presidente Nisii – ha già notificato alla corte d’appello dell’Aquila l’opposizione al provvedimento della commissione. La procedura, quindi, è ben lungi dall’essere conclusa e probabilmente si intreccerà con il processo penale in corso davanti al tribunale di Roma, la cui prossima udienza è stata fissata al 23 maggio.
La Consob contesta tre tipi di violazione. La prima si riferisce al fatto che sono emerse «nell’ambito della valutazione di adeguatezza degli investimenti carenze di carattere procedurale che hanno consentito, per un verso, che la rete commerciale facesse un uso distorto degli strumenti a disposizione modificando il profilo della clientela in modo da renderlo adeguato alla vendita di azioni proprie e, per altro verso, che si verificassero anomalie nella mappatura dei profili di rischio delle emissioni subordinate della banca».
La seconda violazione è stata quella di «non avere adottato procedure, anche di controllo, idonee ad assicurare il corretto svolgimento dei servizi di investimento», in particolare nelle negoziazioni di titoli propri che «pur essendo accompagnate da impegni verbali di riacquisto a una data prefissata, sono state tuttavia registrate come operazioni a fermo».
Anche la terza violazione riguarda la vendita di azioni proprie perché la banca ha «omesso di identificare e gestire adeguatamente i conflitti di interessi che, già insiti nell’impianto e negli obiettivi dell’operazione, hanno assunto rilevanza e dimensioni ancora maggiori a causa di specifiche iniziative commerciali e di pressione sulla rete distributiva».
Naturalmente le responsabilità dei 24 sono diversificate, e la delibera Consob non manca di evidenziare, «la centralità del signor Di Matteo nella vicenda e il conseguente ruolo gregario svolto dagli altri esponenti aziendali». Con un’ulteriore avvertenza: «I comportamenti rilevati sono connotati quanto meno da negligenza professionale e, dunque, imputabili a titolo di colpa, ad eccezione della condotta posta in essere da Di Matteo che si ritiene ascrivibile a titolo di dolo». (red.te.)
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