Mazzette, processo al capocantoniere Anas Un teste: mi disse che il sistema era così
«Disse che funzionava così, che il sistema era così». Quattro ore in un’aula di tribunale in un fuoco incrociato di esame e controesame raccontano l’audizione di un teste nella terza udienza del...
«Disse che funzionava così, che il sistema era così». Quattro ore in un’aula di tribunale in un fuoco incrociato di esame e controesame raccontano l’audizione di un teste nella terza udienza del processo che vede imputato il 58enne teramano Giovanni Di Luca, capo cantoniere dell' Anas ad ottobre finito ai domiciliari per concussione e oggi libero. Secondo le accuse messe insieme dal pm Luca Sciarretta (che ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato) il cantoniere sorvegliante, in qualità di incaricato di pubblico servizio, funzione equiparata a quella di un pubblico ufficiale, si sarebbe fatto consegnare dei soldi da alcuni imprenditori che avevano chiesto dei permessi all’Anas (che nel processo non si è costituita parte civile).
Sempre secondo l’accusa, il capo cantoniere – competente sul tratto teramano dell’Adriatica, da Città Sant’Angelo a Martinsicuro – avrebbe chiesto delle mazzette per concedere i permessi o per accorciare i tempi per il loro rilascio. Ieri in aula è stato sentito il geometra a cui uno degli imprenditori ( quello che ha fatto la denuncia e poi si è presentato microfonato all’incontro per la consegna della tangente) aveva affidato l’incarico di seguire la pratica per un accesso sulla statale 16. E l’uomo, nella lunga audizione di ieri davanti al collegio presieduto da Sergio Umbriano (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) ha confermato quanto già detto nel corso delle indagini preliminari davanti allo s tesso pm e che cioè il capocantoniere «mi fece capire che c’era bisogno di un contributo economico per velocizzare la pratica». L’imputato, assistito dagli avvocati Giannicola Scarciolla e Stefano Franchi, ha sempre respinto le accuse. (d.p.)
Sempre secondo l’accusa, il capo cantoniere – competente sul tratto teramano dell’Adriatica, da Città Sant’Angelo a Martinsicuro – avrebbe chiesto delle mazzette per concedere i permessi o per accorciare i tempi per il loro rilascio. Ieri in aula è stato sentito il geometra a cui uno degli imprenditori ( quello che ha fatto la denuncia e poi si è presentato microfonato all’incontro per la consegna della tangente) aveva affidato l’incarico di seguire la pratica per un accesso sulla statale 16. E l’uomo, nella lunga audizione di ieri davanti al collegio presieduto da Sergio Umbriano (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) ha confermato quanto già detto nel corso delle indagini preliminari davanti allo s tesso pm e che cioè il capocantoniere «mi fece capire che c’era bisogno di un contributo economico per velocizzare la pratica». L’imputato, assistito dagli avvocati Giannicola Scarciolla e Stefano Franchi, ha sempre respinto le accuse. (d.p.)

