Medicina sportiva, 15mila visite all’anno in provincia

7 Novembre 2018

Il grosso ormai è svolto nei centri privati. Gli specialisti: «Giusto così»

TERAMO. Sembra passato un secolo da quando il nostro giornale, raccogliendo le lamentele degli utenti, faceva ampi servizi sui lunghissimi tempi di attesa necessari per svolgere le visite di idoneità all’attività sportiva nelle strutture della Asl. Un problema che ovviamente non era solo abruzzese, ma nella nostra regione era molto sentito. In realtà, accadeva solo dieci-quindici anni fa. Poi il settore privato, nel campo della medicina sportiva, è cresciuto a vista d’occhio e ha quasi soppiantato il pubblico. E i risultati sono evidenti. Si paga, d’accordo, ma le visite si fanno in tempi brevi. Anche perché non si può più andare in campo senza il certificato di idoneità, neanche nei tornei amatoriali. Il Far west di una volta è solo un ricordo.
Il presidente regionale della Federazione medici sportivi, Fmsi, è il teramano Siriano Cordoni. Che fa così il punto sulla medicina sportiva a Teramo e in Abruzzo: «Anche alla Asl ora si paga la visita sopra i 18 anni, per questo i centri privati sono concorrenziali e smaltiscono l’80-90% degli atleti sopra i 18 anni. Viceversa, la gran parte degli under 18 vanno alla Asl perché non pagano. Io condivido, ho fatto una battaglia per questo, perché non si poteva bloccare l’attività intasando le Asl e allungando a dismisura le liste d’attesa. Il pubblico deve garantire le prestazioni più importanti».
Quali sono i numeri della medicina sportiva dalle nostre parti?
«In Abruzzo si sottopone a visita medico-sportiva l’8% della popolazione totale, dunque circa 60mila persone. In provincia di Teramo facciamo 15mila visite all’anno per gli agonisti. Ricordo che i certificati di idoneità all’attività non agonistica possono anche rilasciarli i medici di base, dunque i non agonisti sfuggono a una valutazione numerica».
I non agonisti sono il “popolo delle palestre”, giusto?
«Sì. Sempre più persone, di tutte le età, vanno in palestra non solo per prevenzione ma anche per fare attività di recupero. Ed è tra i non agonisti che riscontriamo sempre più le non idoneità, mentre tra gli agonisti – che vengono visitati da noi specialisti ogni anno – le non idoneità si riducono continuamente».
Quali sono le patologie che portano alla non idoneità?
«Al 98% quelle cardiache, dall’ipertensione in su. In particolare le valvolopatie, alcune delle quali sono difficili da diagnosticare».
Anche un atleta riconosciuto idoneo all’attività sportiva, insomma, può rischiare un malore in campo.
«L’imponderabile c’è sempre. Ma, di tutte le morti improvvise, 25 anni fa quella da sport rappresentava il 2 per cento mentre ora è scesa allo 0,4%. In ogni caso, dopo la morte di Morosini allo stadio Adriatico, si è capito che non si può arrivare a rischio zero e quindi si è potenziato il pronto soccorso sportivo con la diffusione del defibrillatore, macchinario che presto dovrà diventarci familiare come, che so, l’estintore. Noi della Fmsi, insieme alla Croce bianca, facciamo sempre più corsi per insegnare l’utilizzo di questo strumento alle persone che stanno sui campi sportivi».
Con il defibrillatore il bimbo di Pineto morto in campo si sarebbe potuto salvare?
«Probabilmente si sarebbe salvato. Nei primi cinque minuti dall’evento, con l’uso del defibrillatore, si arriva al 70 per cento di sopravvivenza».
Parliamo del doping, che a quanto pare si annida anche nelle palestre e nell’attività amatoriale.
«Il doping c’è negli sport dove lo sforzo è misurabile e non conta la destrezza. Ma ci sono anche i controlli, i Nas li fanno spesso e si portano dietro noi medici sportivi. Se non ci fossero questi controlli, ci sarebbe quello che io chiamo il doping coercitivo: cioè ragazzi costretti a doparsi per vincere da genitori e allenatori. Così. invece, il doping è una scelta. E in particolare nel ciclismo fa un doppio danno, al fisico e alle aspettative, perché tra i professionisti i controlli sono spietati e chi vinceva tra i dilettanti con il doping si scontra con il crollo delle illusioni».
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