Medicine e calore umano per curare gli ammalati

La Rsa di bivio Bellocchio nei suoi 40 posti accoglie i pazienti in via di guarigione La responsabile Sparviero: «È una gioia vederli riabbracciare i propri cari»
GIULIANOVA. E’ il luogo dove l’intensità delle cure lascia spazio al rapporto umano, dove il respiratore è sostituito dal calore di una carezza. E’ la Rsa di bivio Bellocchio, a Giulianova, che ormai da mesi viene impiegata per accogliere i pazienti che, seppure positivi, hanno bisogno di cure meno intensive, ma che comunque non possono ancora stare a casa. «E’ nata dalla lungimiranza dei dirigenti della Asl, in particolare del dottor Valerio Profeta, che hanno pensato subito ai pazienti che hanno necessità di cure meno intensive, ma che possono giovarsi di monitoraggio medico, infermieristico e fisioterapico», spiega la responsabile della struttura, Eleonora Sparvieri. Qui lavorano sei medici, oltre alla responsabile e alla fisiatra Giuseppina Franzone. Per quanto riguarda la parte non medica, oltre a coordinatore Fabrizio Castagna, ci sono 11 infermieri, 16 Oss, tre fisioterapisti per servizi gestiti dalle cooperative Solidarietà e vita, Filadelfia e Kcs.
«Si è creato un connubio perfetto, perchè è una struttura Asl che fornisce servizi ad ampio raggio, sia albeghieri che sanitari», aggiunge Sparvieri, «un connubio anche con le cooperative. Tutti ci tengono molto a fare un lavoro puntuale dal punto di vista umano e professionale». E se inizialmente i posti erano 20, ora la Rsa è arrivata al massimo, 40. «Stiamo lavorando a regime pieno, più della prima ondata. C'è molto richiesta dall’ospedale e dal territorio, ma per fortuna c'è turn over perchè molti malati, negativizzati, tornano a casa», aggiunge il medico.
Tanto calore per malati a cui l’isolamento ha negato quel calore durante la fase acuta della malattia, che si sono lasciati alle spalle. Disponibilità per i senzatetto positivi, ospitati su segnalazione dei servizi sociali. Affetto per i tanti anziani sopravvissuti al virus, ma anche, ad esempio, per la famigliola di turisti che si sono ammalati in vacanza. «Abbiamo accolto la famiglia, con un bambino, in primis a livello umano», racconta Sparvieri, «è stato faticoso ma abbiamo cercato di rendere il soggiorno come una vacanza per il piccolo. Sono sicura che quando si finisce il turno di lavoro sono tutti consapevoli di non aver fatto mancare niente ai pazienti. La gioia più grande è quando possono tornare a casa e possono riabbracciare la loro famiglia, per noi è un'emozione ogni volta. E' questo l'obiettivo comune di tutti».
Accanto a questo – nella bella struttura organizzata con stanzette singole, al massimo a due posti – la Rsa si sta per agganciare a un progetto aziendale per la donazione di plasma iperimmune, indirizzando potenziali donatori con gli anticorpi del Covid al centro trasfusionale.
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