Medico trovato senza vita, oggi l’autopsia

30 Dicembre 2022

Tanti i messaggi di cordoglio dei pazienti di Elso Castelli: «Nessuno di noi potrà mai dimenticarti»

TERAMO. È prevista per oggi l’autopsia su Elso Castelli, il 58enne medico di base teramano che nel pomeriggio del 26 dicembre si è tolto la vita con un colpo di fucile nella vecchia casa di famiglia di Valviano di Cellino, la stessa in cui trent’anni fa il padre si era ucciso buttandosi in un pozzo.
L’esame, disposto dal pm Silvia Scamurra, sarà eseguito dal medico legale Giuseppe Sciarra. Successivamente si terranno i funerali. Intanto l’inchiesta giudiziaria va avanti. In Procura è arrivato il primo rapporto dei carabinieri con una ricostruzione investigativa, quella del gesto volontario, che è l’unica ipotesi. Gli accertamenti sullo stato dei luoghi eseguiti dai militari di Cellino e da quelli del reparto investigativo su delega del pm hanno escluso ogni altra ipotesi: nessun segno di effrazione che possa far pensare alla presenza di altre persone, la conferma arrivata dall’esame dello stub (la versione moderna del vecchio “guanto di paraffina”) per accertare la presenza di polvere da sparo. In queste ore, sempre nell’ambito dell’attività investigativa programmata, sono molti coloro che, nella loro veste di persone informate sui fatti, vengono ascoltati dai carabinieri.
A dare l’allarme, nella tarda serata del giorno di Santo Stefano, sono stati la moglie e il nipote Mirko De Berardinis che non riuscivano a contattarlo telefonicamente dopo che il professionista, uscito di casa nel pomeriggio dicendo che sarebbe andato nello studio medico, non era rientrato per l’ora di cena. Hanno iniziato a cercarlo in città e poi, dopo aver fatto una segnalazione ai carabinieri, sono andati a cercarlo nella vecchia abitazione paterna di Valviano, nel territorio di Cellino Attanasio. Qui hanno trovato la sua macchina parcheggiata e in una vecchia rimessa degli attrezzi il corpo del medico con un fucile vicino. L’arma, un vecchio fucile da caccia, era stato ricevuto in eredità da un familiare e mai segnalata alle autorità così come poi chiarito dagli investigatori.
Una tragedia che ha scosso profondamente la città in cui il medico era molto conosciuto sia come professionista, seguiva centinaia di pazienti che hanno scritto sui social: «nessuno di noi ti dimenticherà», sia per le sue battaglie a tutela dell’acqua del Gran Sasso.(d.p.)
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