Mense prese d’assalto Alla Caritas seimila pasti 

Richieste triplicate rispetto all’anno scorso, in aumento anche le famiglie Multa Paucis: «Prima della pandemia 22 consegne a sera, oggi fino a 70» 

TERAMO. In una città il cui tessuto socio-economico era già in sofferenza la pandemia ha acuito le situazioni di fragilità gettando molti teramani sulla soglia della povertà. Una povertà diversa da quella classica, che interessa sempre più famiglie, piccoli artigiani, precari, lavoratori delle cooperative impegnati nei servizi scolastici, e che a fine pandemia rischia di diventare una vera e propria emergenza sociale. A confermarlo sono i numeri delle mense di Multa Paucis, che fornisce pasti la sera, e della Caritas, che fornisce pasti a pranzo, che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sono aumentati in maniera considerevole. «Prima della pandemia servivamo dai 18 ai 22 pasti a sera», dice Luca Galiffa, di Multa Paucis, «adesso viaggiamo in media su 48-52 pasti d'asporto, il sabato anche 60-62. L'altro giorno addirittura siamo arrivati a 71».
Numeri triplicati rispetto a prima della pandemia e che si accompagnano anche una carenza di vestiario. E ad essere colpiti dalla crisi sono soprattutto gli italiani. «Nel 2019 il 48% degli assistiti era italiano», spiega il direttore della Caritas don Enzo Manes, «quest'anno tra marzo e ottobre questa percentuale è salita al 53%». Nel 52-53% dei casi gli utenti sono intere famiglie, un numero particolarmente alto. «Tra marzo e ottobre abbiamo distribuito 400 pacchi alimentari e oltre 6mila pasti, oltre a una sessantina tra tablet e dispositivi elettronici. Inoltre abbiamo avuto circa 700 chiamate al numero verde del centro d'ascolto. Si tratta di dati eloquenti». In questi mesi, inoltre, la Caritas ha ricevuto un 14% in più di richieste d'aiuto per il pagamento delle utenze e un 30% in più di richieste generali d'aiuto, con i pasti serviti durante la prima fase della pandemia, quando il lockdown era pressoché totale, raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. «Stiamo cercando di andare avanti con il progetto della cittadella della solidarietà, che c'è anche a Pescara», continua don Enzo Manes, «per poter accogliere le persone in difficoltà. Quest'anno il presepe di Castelli sarà a piazza San Pietro e il vescovo vorrebbe collegare questa iniziativa a una raccolta fondi proprio per la cittadella dell'accoglienza».
A confermare come la pandemia abbia aggravato la crisi l'assessore al sociale Ilaria De Sanctis. «Quella povertà che speravamo temporanea e che avevamo intercettato con i buoni spesa purtroppo sta diventando strutturale», commenta, «e c’è da dire che se la situazione delle persone che già vivevano in povertà non è cambiata, è cambiata invece quella di chi viveva appena sopra la soglia». L'assessore pone l'accento anche sull'aggravarsi della povertà educativa. «Oltre che della povertà materiale sono molto preoccupata per l'aumento delle disuguaglianze sociali soprattutto in termini di povertà educativa minorile», conclude, «in questa fase d'emergenza c'è purtroppo un elevato rischio di abbandono scolastico, che sta mettendo in luce, ancora una volta, la fragilità del nostro sistema educativo».
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