Mercatone, i dipendenti chiedono aiuto alla politica

La rappresentante Cgil: «Vivacchiamo fino a maggio con la cassa integrazione ma bisogna porre le basi per il futuro, gli enti locali facciano la loro parte»
PINETO. Con la cassa integrazione prolungata fino al 23 maggio c’è stata una boccata di ossigeno per i dipendenti del Mercatone Uno di Scerne di Pineto. Scaduta il 31 dicembre scorso la precedente Cig, il nuovo provvedimento riguarda dell’attivazione della cassa integrazione per cessazione. Anche le some sono un po’ più alte della cassa integrazione precedente, che avevano risentito del fatto che la Shernon Holding, la società proprietaria del Mercatone prila del fallimento, aveva trasformato i contratti da full-time a part-time. La rappresentante locale della Filcams Cgil Nerina Alonzo ha evidenziato come la partita sia ancora tutta aperta e che la parte più importante la debbano fare gli enti locali come Comune, Provincia e Regione al fine di creare le condizioni per una rinascita dei magazzini commerciali sul territorio. «Per adesso vivacchiamo fino a maggio grazie al prolungamento della cassa integrazione, ma bisogna porre le basi per il futuro. Abbiamo avuto tempo fa un incontro in Regione con l’assessore Piero Fioretti per discutere del centro di Scerne, i commissari del Mercatone al momento non si sono sbottonati: dobbiamo ancora capire cosa succederà». La speranza per i lavoratori è però quella che si possano concretizzare le proposte di acquisto e ci sarebbero segnali incoraggianti in tal senso, in particolare per quanto riguarda un gruppo di investitori italiani. Si apre quindo uno spiraglio per i 103 lavoratori dei punti vendita abruzzesi di Scerne, Colonnella e San e sedi di Scerne, Colonnella e San Giovanni Teatino; per il momento non ci sono notizie precise su chi sarà il soggetto acquirente e quanto sborserà per l’acquisto dei punti vendita, ma è quanto basta per far tirare un sospiro di sollievo ai dipendenti del Mercatone di cui 40 pinetesi. Per quanto riguarda l’amministrazione straordinaria svolta dai commissari si apprende che sono state ben 14 le proposte d’acquisto per i vari punti vendita sparsi in tutta Italia. Se da un lato si apre uno spiraglio per i dipendenti, c’è comunque il timore che i nuovi acquirenti non impiegheranno tutto il personale che lavorava prima della chiusura. Intanto il magazzino pinetese cade sempre più nel degrado: lo stabile comincia a perdere pezzi dai balconi e gli intonaci le mura cominciano a sgretolarsi.
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