Mercurio, minacce alle ragazze: «Vi spezzo le gambe se parlate»

2 Luglio 2024

L’intercettazione emersa nell’udienza in cui è stato negato il patteggiamento al gestore del locale L’uomo accusato anche di aver intimidito la ballerina testimone: «Dico alla tua famiglia ciò che fai» 

TERAMO. Intimidazioni alle ballerine per non farle parlare: è nel no al riconoscimento delle attenuanti generiche a Pietro Mercurio, laddove la concessione riguardi la condotta successiva ai fatti, che il giudice Roberto Veneziano ha fondato il rigetto della richiesta di patteggiamento per l’omicidio preterintenzionale davanti al night club di Silvi.
Il caso è quello di Marco Monti, 51enne imprenditore di Città Sant’Angelo che nel 2022 venne travolto da un’auto sulla statale 16 a Silvi davanti al night club Zeus. Per l’accusa quella notte la vittima venne spintonata in strada da Pietro Mercurio, 66enne originario del Napoletano all’epoca dei fatti gestore del night, al termine di una violenta lite scoppiata a causa di una donna contesa. Mercurio, dopo il no al patteggiamento, va a processo davanti alla Corte d’assise per omicidio preterintenzionale, sfruttamento della prostituzione e minacce.
Minacce, quelle alle ballerine, che il giudice ha evidenziato nel corso della recente udienza preliminare citando proprio l’intercettazione telefonica in cui il gestore avrebbe detto di spezzare le gambe alle ragazze che non avessero confermato la sua versione. E non solo. Perché nel motivare il no alla richiesta di patteggiamento il giudice ha sottolineato anche le minacce fatte da Mercurio alla ballerina che era all’esterno del locale al momento dei fatti intimorendola dicendo che sarebbe andato in Puglia sotto casa dei suoi familiari per riferire ai genitori quello che faceva nel locale. Tutto questo, evidentemente, in un clima di omertà che ha caratterizzato sin dall’inizio un’indagine rivelatasi da subito molto difficile proprio per quella che in più occasioni investigatori e inquirenti non hanno esitato a definire «una rete di complicità».
E proprio in questo contesto va ricordata la condanna con il rito abbreviato di un collaboratore di Mercurio. Si tratta di Jan Janosik, accusato di favoreggiamento e per questo condannato a un anno e 4 mesi. Secondo la Procura, così si legge nel capo d’imputazione, «aiutava lo stesso Mercurio a depistare le indagini distruggendo in modo irreparabile l’hard disk che conteneva le video riprese dell’accaduto effettuate dall’impianto di videosorveglianza del night club». Nel frattempo, a Mercurio, che a settembre comparirà davanti alla Corte d’assise, sono stati revocati gli arresti domiciliari.
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