Messa in sicurezza dell’acqua: serviranno dai sei ai dieci anni

17 Luglio 2022

Il commissario Gisonni ha presentato il progetto preliminare. L’obiettivo è separare l’una dall’altra le tre infrastrutture (autostrada, laboratori e acquedotto) che convivono dentro la montagna 

TERAMO. La messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso costerà circa 180 milioni, 120 dei quali sono già finanziati, e la sua realizzazione potrebbe richiedere da sei a dieci anni. Sono questi i due punti principali emersi, giorni fa all’Aquila, dalla presentazione del piano di fattibilità tecnico-economica dell’opera. Il commissario governativo Corrado Gisonni ha concluso, con questo evento pubblico aperto a istituzioni e portatori d’interesse, una lunga fase preparatoria. Il 14 febbraio del 2020, nel primo incontro pubblico tenuto a Teramo, Gisonni parlò di tre anni per arrivare a un progetto: ne sono passati due e mezzo e c’è ancora da fare la progettazione definitiva-esecutiva, considerato il Covid siamo più o meno nei tempi previsti.
LA CONOSCENZA. Intanto, rispetto agli anni infausti del commissario Balducci, segnati da un’assoluta mancanza di trasparenza, la gestione Gisonni ha portato ad avere una conoscenza puntuale di quello che c’è nel ventre del Gran Sasso. La struttura commissariale, oltre alle indagini condotte direttamente sulle infrastrutture, ha utilizzato uno studio del geologo Marco Petitta dell'università La Sapienza di Roma, realizzato grazie a un progetto europeo, che fa la fotografia dell'acquifero del Gran Sasso: la montagna conterrebbe sei miliardi di metri cubi d’acqua e avrebbe la capacità di rilasciarli molto lentamente in modo da mantenere sempre una riserva.
LE OPERE DA FARE. Il progetto presentato da Gisonni si basa su due principi base. Il primo è rendere dei compartimenti stagni i tre sistemi non naturali del Gran Sasso: acquedotto, laboratorio e autostrada. Il secondo è tutelare sempre e comunque la risorsa acqua, e quindi continuare a rifornire le popolazioni aquilana e teramana durante i lavori, ma anche garantire l'equilibrio dell'acquifero evitando scavi impattanti. Ci saranno anche opere esterne rispetto al traforo: per il versante teramano verrà fatto un intervento migliorativo del potabilizzatore di Casale San Nicola, che nella fase dei lavori sarà fondamentale, e nell'Aquilano saranno migliorate le condutture. All’interno c'è l'idea di realizzare una sorta di cunicolo per i sottoservizi nell'arco rovescio della galleria, quindi sotto il piano stradale: qui passerebbero le condutture, che così verrebbero separate fisicamente dalla galleria, e il cunicolo sarebbe utile a chi deve intervenire per fare dei lavori. Inoltre ci sarà un intervento sulla captazione delle acque all'interno dei laboratori, per recuperare gli 80 litri al secondo messi a scarico dopo i casi di contaminazione degli anni scorsi, e ci sarà la modifica dei drenaggi in modo da rispettare la norma che dice che a meno di 20 metri da una sorgente d’acqua non può esserci alcuna struttura.
SOLDI E TEMPI. Gisonni ha detto che per completare l’opera saranno necessari quasi 180 milioni: per ora ce ne sono i due terzi, ovvero 120. I lavori sull’acquifero andranno fatti insieme a quelli per la messa in sicurezza sismica di A24 e A25 affidati al commissario Marco Corsini, ovvero si farà un appalto integrato che consentirebbe di abbattere i costi e recuperare parte delle risorse mancanti. Quanto ai tempi, la struttura commissariale ha fatto due ipotesi su come potrebbero andare avanti i lavori: qualora si chiudesse del tutto una canna del traforo alla volta e si facesse il doppio senso di marcia nell’altra, ipotesi la cui fattibilità è tutta da verificare, ci vorrebbero 35-36 mesi; con la chiusura parziale di una canna e l’utilizzo dei bypass, ci si metterebbe di più: 48 mesi. In sintesi, ci vorranno tre-quattro anni di lavori. Ma intanto, per arrivare ad aprire il cantiere, potrebbero passare almeno due anni, probabilmente di più. È stato citato al riguardo da Gisonni uno studio sui tempi delle gare di appalto nel Paese condotto dalla Banca d'Italia, e per opere il cui importo supera i cinque milioni si arriva tranquillamente anche a dieci anni in caso di ricorsi.
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