Metalmeccanico, si spaccano Cisl e Cgil

13 Novembre 2015

La Fim contesta lo stato di agitazione proclamato dalla Fiom: «Protesta inutile, serve il confronto»

TERAMO. Sulla crisi del settore metalmeccanico in provincia si spaccano i due principali sindacati di categoria. La Fim Cisl, in particolare, si dissocia dagli scioperi proclamati alcuni giorni fa dalla Fiom Cgil.

In una nota della segreteria territoriale Fim – Marco Boccanera e Antonio Liberatori – si legge: «A seguito dello stato di agitazione indetto dalla Fiom in solitaria, la segreteria territoriale Fim-Cisl e i componenti del direttivo comunicano quanto segue: pur ritenendo sacrosanto il diritto di protesta, non ne capiamo la finalità né tanto meno l'utilità. I rischi di depotenziamento occupazionale, vanno contrastati con obiettivi, soluzioni e percorsi pianificati con tutte le parti sociali e politiche della provincia teramana. Chiedere ai lavoratori di scioperare, senza una idea di come affrontare e gestire le difficoltà dei problemi reali, si corre il rischio di far perdere solo salario ai lavoratori, e di imbottigliare fumo, per avere qualche passaggio sulla stampa locale; tutto ciò non porta da nessuna parte. Confondere i lavoratori chiamati inutilmente a scioperare senza avere elaborato in anticipo nessun piano di confronto con le controparti, nelle aziende che oggi, dopo anni di crisi, tornano timidamente ha dare qualche segnale di ripresa, significa ripetere l'iter ormai non più utile a nessuno, ma solo ad alimentare paure e ansie! E francamente ci fa pensare che qualcuno abbia le idee confuse. Mandare un segnale! A chi? E quale? E una volta mandato che si fa? Fare domande significa esigere risposte, altrimenti i segnali rischiano di rimanere solo di fumo. “La demagogia è la capacità di vestire le idee minori con parole maggiori”, diceva Abraham Lincoln».

La Fim Cisl conclude: «Le soluzioni ai problemi vanno date con obiettivi mirati, coinvolgendo tutti!... dai lavoratori sino al presidente della Regione e con esse tutte le parti sociali e politiche locali e regionali tracciando un percorso risolutivo e fattibile. Gli stereotipi moderni non tracciano percorsi, ma sponsorizzano rimpatriate nostalgiche. L'onda non si cavalca. Si argina».