Mette a segno 30 false vendite sul web

1 Dicembre 2018

A processo un trentenne teramano: è accusato oltre che di truffa anche di circonvenzione d’incapace e calunnia

TERAMO. Si muove con tale e tanta scaltrezza da aver messo a segno più di trenta truffe on-line con false vendite di telefoni cellulari, computer e macchine fotografiche. Tutte con un comun denominatore: l’utilizzo di recapiti telefonici e Postepay intestate ad altri. Altri che sceglie soprattutto tra persone indifese. E per questo al 30enne teramano finito sotto accusa la Procura non contesta solo la truffa, ma anche la calunnia e in un caso la circonvenzione d’incapace. Il primo processo si aprirà a metà mese, ma è lungo l’elenco delle inchieste in cui compare il nome dell’uomo che attualmente vive all’estero.
Il primo processo in cui è imputato è quello nato dall’inchiesta del pm Andrea De Feis (titolare anche degli altri fascicoli) e da cui poi, a cascata, sono scaturiti anche gli altri. In questo caso, sempre secondo la ricostruzione fatta da investigatori e inquirenti, l’uomo avrebbe agito attraverso un numero di telefono e un conto postale intestato ad un giovane con problemi. Ma in realtà era lui che aveva la disponibilità del numero e del conto. E proprio quel telefono cellulare era quello da chiamare per avere informazioni su alcune oggetti messi in vendita on line. Chi lo ha fatto pensando all’affare in realtà è stato truffato: dopo aver versato i soldi per l’acquisto non ha visto arrivare nessun prodotto. Da qui per il trentenne non solo la denuncia per truffa ma anche quella di circonvenzione d’incapace e calunnia. Il modus operandi è semplicissimo: cercare in Internet la foto di un oggetto molto richiesto come uno smartphone o un notebook, pubblicare su un sito d'annunci gratuiti l'offerta e fissare un prezzo assolutamente concorrenziale.Trovato l'acquirente, farsi addebitare l'intero importo su un conto corrente o una carta ricaricabile. Poi sparire. E lasciare chi ha abboccato con la doppia amarezza di aver perso il denaro e l'oggetto desiderati. Di solito i raggiri non superavano 300 euro, ma c'è anche il caso di un truffato che ha versato circa 800 euro. Le vittime sono uomini e donne di ogni età e di ogni estrazione sociale. Tanti anche i cittadini stranieri finiti nella rete dopo essere stati allettati da un cellulare o un pc usato che avrebbero potuto avere a buon prezzo. Ma dopo aver versato quanto richiesto, non hanno mai ricevuto nulla. E dopo i tentativi andati a vuoto di contattare il venditore, tutti hanno sporto denuncia. Ma va detto che le denunce non fatto desistere l’uomo che ha continuato e che, molto probabilmente, continua a mettere in piedi raggiri on-line con la stessa tecnica del telefono cellulare e della Postepay intestati ad altri.
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