«Mettiamoci d’accordo per gestire il potere»

4 Giugno 2017

Le parole del marito della Mastropietro nel colloquio con un imprenditore Il giudice: «Sono sintomatiche del programma criminoso dei coniugi»

GIULIANOVA. Gli appalti da spartire e il potere di farlo in cambio di soldi: un sistema illecito collaudato che diventa scandalo solo con l’inchiesta della magistratura. E’ lo specchio dell’Italia dei furbi e delle regole da aggirare, sempre e comunque, quello in cui si riflette l’inchiesta dei pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta sulle tangenti a Giulianova. Un’indagine complessa e sfaccettata, certamente non finita, che con il passare dei giorni rivela scenari inquietanti messi in luce da centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali. Come quella che cattura il dialogo tra Stefano Di Filippo (l’imprenditore edile marito della dirigente comunale Maria Angela Mastropietro entrambi arrestati) e un imprenditore giuliese. Dice Di Filippo: «Noi a Giulianova bisogna che il potere lo impariamo a gestire». Una conversazione che il gip Domenico Canosa nella sua corposa ordinanza non esita a definire «sintomatica del modus operandi e del programma criminoso dei coniugi Mastropietro e Di Filippo».
IL POTERE DA GESTIRE. E’ il 14 luglio del 2014 quando una intercettazione ambientale cattura le parole di un incontro tra Di Filippo e un imprenditore giuliese, incontro che avviene negli uffici della Rima, la società che, secondo gli inquirenti, di fatto è gestita dai coniugi. Dice Di Filippo: «Noi a Giulianova bisogna che il potere lo impariamo a gestire... la gente che da fuori Giulianova viene a Giulianova a fare degli investimenti e come quando...se tu vai in una casa di un giapponese dove ti devi togliere le scarpe prima di entrare...ti devi togliere le scarpe». Con l’altro che aggiunge un emblematico «punto e basta». Rincara la dose Di Filippo: «Se vuoi entrare...se no rimani lì fuori allora...le condizioni sono queste». Facile collegare queste parole alle “fiches d’ingresso” indicate dai fratelli Scarafoni (i due imprenditori edili giuliesi arrestati) per raccontare di 35mila euro dati a Di Filippo a mo’ di consulenza «per entrare nel sistema». Scrive il giudice Canosa facendo riferimento proprio al colloquio tra Di Filippo e l’altro imprenditore: «Dal contenuto di questa importante conversazione è emerso in tutta la sua chiarezza lo schema illecito sistematicamente attuato dai coniugi Mastropieto e Di Filippo con il secondo che, durante la pendenza presso l’ufficio diretto dalla moglie di procedimenti amministrativi originati da istanze di privati volte ad ottenere il rilascio di titoli edilizi abilitativi alla realizzazione di opere, si propone agli istanti quale risolutore di eventuali ostacoli di natura burocratica o amministrativa (grazie al legame coniugale con la Mastropietro) e, in ogni caso, quale consulente o progettista od esecutore delle opere al dine fi ricevere corrispettivi monetari dai soggetti destinatari dei provvedimenti amministrativi emessi dalla Mastropietro».
LA RICOMPENSA. L’accordo per la spartizione degli affari, secondo gli inquirenti, risale all’autunno del 2013. Scrive a questo proposito il giudice a pagina 215 dell’ordinanza: «le indagini hanno dimostrato che, nell’autunno del 2013, i coniugi Mastropietro-Di Filippo avevano avuto bisogno di stringere un accordo corruttivo con i fratelli Scarafoni onde permettere a Stefano Di Filippo di far conoscere ed i accreditare la Rima (gestita di fatto da entrambi i coniugi) nel territorio di Giulianova come impresa affidabile ed idonea all’esecuzione dei lavori edili, pubblici e privati, che sarebbero stati poi commissionati al Di Filippo quale ricompensa dei provvedimenti amministrativi rilasciati dalla Mastropietro ai vari committenti».
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