Mezzo secolo da pediatra medaglia d’oro a Di Battista

18 Dicembre 2014

L’ex primario di Giulianova e Teramo racconta la sua vita tra i piccoli pazienti: oggi tanti progressi, ma ricordo ancora quei bimbi che non ce l’hanno fatta

TERAMO.

Il cuore e l’anima delle persone vive nelle storie di tutti i giorni. E se da 50 anni fai il pediatra le vite degli altri ti restano cucite addosso. Come quella di Alessandra e Roberto. Oggi sarebbero una donna e un uomo: se ne sono andati quando avevano poco più di 10 anni, portati via da una encefalite post-morbillosa e da una leucemia linfatica.

Comincia da loro, da questi due bambini incontrati quando era un giovane medico in servizio all’ospedale di Modena «due vite che con le cure di oggi si sarebbero potute salvare», il racconto di mezzo secolo di pediatria visto da Claudio Di Battista, 76 anni, per lungo tempo primario prima a Giulianova (dal 1973 al 1992) e poi a Teramo (dal 1992 al 2007). L’occasione è la medaglia d’oro che oggi riceverà dall’Ordine dei medici. «Una medaglia di sopravvivenza e non di merito» scherza l’ex primario, docente universitario a Modena, per anni alla guida della Società italiana di pediatria, che nel corso dell’intervista spesso risponde alle telefonate delle mamme di piccoli pazienti. «Perchè non bisogna mai sottovalutare niente» dice mentre fa scorrere la memoria di chi, giovane medico fresco di laurea, nel 1964 inizia ad occuparsi di fisiologia all’ospedale di Modena «mia città formativa dove ho lavorato con il professor Renato Pacchioli, maestro di scienza, ma soprattutto di cultura e vita». In 50 anni l’assistenza pediatrica è cambiata moltissimo «anche se», puntualizza Di Battista, «la pediatria è ancora una scienza giovane. Da poco, per quel che il termine significa in medicina, si è capito che i bambini non sono adulti in miniatura. In questi anni ci sono stati dei grossi progressi che vanno dalle vaccinazioni, oggi sempre più al centro di polemiche, alle diagnosi precoci. Il progresso tecnologico è stato importante e la mortalità infantile è calata di molto. Come Società italiana di pediatria ci siamo impegnati molto per la riduzione dei punti di nascita, perchè l’assistenza neonatale va garantita sempre nel migliore dei modi e certamente questo non si può fare se ci sono decine di ospedali. Ma questa battaglia si è sempre scontrata con la politica del campanile, mentre oggi va garantita una qualità dell’assistenza». Una carrellata su centinaia di bambini, oggi diventati uomini e donne, che in questi 50 anni Di Battista ha incrociato nelle corsie degli ospedali. «Ancora oggi», dice, «incontro genitori che mi ringraziano.I miei maestri mi hanno insegnato, e sul campo l’ho imparato direttamente, che bisogna sempre avere un approccio clinico. E con i progressi della scienza medica oggi mi ritrovo spesso a pensare al piccolo Roberto di Mirandola che la mattina mi diceva: «Claudio, io non voglio morire».(d.p.)

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