«Mi sono difeso, non volevo uccidere»

6 Maggio 2014

Alba, in tribunale parla l’albanese accusato di aver assassinato un connazionale con una pistola

ALBA ADRIATICA. «Mi sono difeso, ma non volevo uccidere nessuno. Mi hanno aggredito con un coltello e io ho sparato»: davanti ai giudici che lo dovranno assolvere o condannare parla Hysemi Perparim, albanese di 23 anni, accusato dell’omicidio di Leven Ferra, il connazionale assassinato davanti ad un bar di Alba. Perparim è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione. Nel rispondere alle domande del pm Davide Rosati dà la sua versione dei fatti e racconta come la sera prima dell’omicidio fosse stato aggredito da Ferra e dai suoi amici dopo che si era fermato a parlare con delle ragazze sulla Bonifica del Tronto. «Ho parlato con loro pochi secondi», dice, «mai io non ho niente a che fare con il traffico delle prostitute. Io facevo l’idraulico, lavoravo in un’azienda. Sono onesto. Quel giorno sono andato al bar di Alba Adriatica perchè volevo fare pace, ma sono stato aggredito e ho sparato perchè preso dal panico». Di diverso avviso la procura: per il pm Rosati quel giorno Perparim andò all’appuntamento armato e deciso a sparare. Il processo davanti alla corte (presieduta da Giovanni Spinosa, a latere Roberto Veneziano) è stato aggiornato al 18 giugno per la discussione (Perparim è difeso dagli avvocati Paola Pedicone e Alessandro Angelozzi). Le indagini sulla sparatoria di viale della Vittoria all’epoca dei fatti disegnarono la geografia di due bande in guerra per la spartizione del mercato della droga e della prostituzione. Secondo gli investigatori l’agguato mortale arrivò due giorni dopo un precedente chiarimento tra i due che, insieme a vari connazionali, si erano già affrontati per discutere di questioni economiche, molto probabilmente legate a vecchi debiti connessi ad un presunto traffico di droga e prostitute tra le province di Teramo ed Ascoli. Secondo l’accusa quel sabato pomeriggio si erano ritrovati in almeno dieci: due bande armate pronte ad affrontarsi. Perparim si presentò armato di pistola, una scacciacani modificata calibro 7.65 con cui sparò tre colpi: uno vicino alla bocca di Leven Ferra che gli stava seduto di fronte uccidendolo, gli altri contro dei connazionali, forse due che erano con la vittima e che riuscirono a schivare gli spari. Ferito e armato il 23enne scappò e durante la fuga buttò l’arma in un cantiere edile, a pochi metri dal bar in cui avvenne l’agguato. (d.p.)

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