Migliora l’impiegata malata di legionella

Prelievi in prefettura dove lavora e a casa. La direttrice sanitaria: può aver preso il batterio dovunque
TERAMO. Le analisi lo confermano: l’impiegata della prefettura ricoverata in Pneumologia al Mazzini è malata di legionella. La donna, sottoposta a terapia a base di antibiotici, nel frattempo è in via di guarigione e ha sfebbrato. Nei prossimi giorni sarà dimessa e potrà tornare a casa. «Il caso della donna ha avuto eco mediatica solo perchè lavora in un ufficio pubblico, in prefettura», spiega la direttrice sanitaria della Asl, Maria Mattucci, «non si tratta di casi rari: il penultimo paziente è stato ricoverato 10 giorni fa ed è guarito».
Come da prassi, sia a casa della donna che sul suo luogo di lavoro, in prefettura, sono intervenute Arta e Asl che hanno fatto una serie di prelievi nei rubinetti e nei condizionatori. «Ma non è detto che esca qualcosa», chiarisce Mattucci, «si tratta di un batterio ubiquitario, cioè di un batterio che possiamo prendere dovunque. Non è detto che si venga sempre a conoscenza di dove si è contratta la malattia. Potrebbe essere la doccia, un rubinetto o un apparecchio dell’aria condizionata non pulito. Il contagio avviene per inalazione. Comunque fra una settimana avremo i risultati, purtroppo il germe è lento a crescere». Quindi non se si beve l’acqua. La legionella, peraltro è un batterio molto debole, per cui basta alzare al massimo la temperature dello scaldabagno per far passare nei tubi acqua molto calda e ucciderlo. «Noi in ospedale normalmente eseguiamo una profilassi: nei tubi regolarmente immettiamo ipoclorito, cioè candeggina», conferma la direttrice sanitaria.
L’allarme è scattato quando c’è stata la diagnosi di sospetta legionella in ospedale: è partita la segnalazione al Siep (il Servizio di igiene e sanità pubblica) e sono stati fatti i controlli. (a.f.)
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