Minaccia di far saltare la casa con ex moglie e figli, condannato
Tre anni e tre mesi a un 57enne imprenditore di Notaresco da febbraio nel carcere di Castrogno Dopo un patteggiamento per maltrattamenti avrebbe continuato a perseguitare i familiari
TERAMO. Nel suo passato un patteggiamento ad un anno per maltrattamenti in famiglia. Ma questo, secondo l’accusa, non gli abrebbe impedito di continuare a vessare la ex moglie e i figli maggiorenni minacciandoli anche di far esplodere la casa e di dar fuoco a tutti.
Ieri mattina un 57enne imprenditore di Notaresco, per questo motivo in carcere da febbraio, è stato condannato a tre anni e tre mesi al termine di un rito abbreviato che si è svolto davanti al gup Marco Procaccini. Ancora un caso di maltrattamenti in famiglia approdato in tribunale, dunque, in un contesto nazionale e locale in cui i numeri continuano a raccontare un fenomeno che non sembra attenuarsi. Perché nelle aule di giustizia ormai i processi per maltrattamenti si ripetono come in una catena di montaggio. Spesso drammaticamente uguali, alcune volte con particolari che fanno la differenza. Come in questo caso. La seconda inchiesta è scattata dopo le denunce dei familiari dell’uomo, le ennesime.
Secondo quest’ultimi l’uomo, dopo il patteggiamento per precedenti episodi, avrebbe continuato a perseguitarli, agendo contro la ex moglie e i figli maggiorenni. In una occasione sarebbe riuscito ad entrare nell’abitazione e una volta in casa avrebbe iniziato ad inveire contro la donna e i figli, minacciando tutti di botte e altro. Ovvero di lasciare il gas aperto e di far saltare la casa con i familiari all’interno, gridando «Vi brucio tutto».
Quando quest’ultimi hanno cercato di bloccarlo, almeno questa era stata la ricostruzione fornita all’epoca dell’arresto dai carabinieri, l’uomo avrebbe colpito con una testata il figlio maggiorenne provocandogli delle lesioni per cui il ragazzo era stato successivamente medicato al pronto soccorso dell’ospedale. Successivamente agli accertamenti fatti dai militari, un rapporto era stato rimesso in Procura e il sostituto procuratore titolare del caso aveva fatto richiesta di una ordinanza di custodia cautelare in carcere che era stata accolta nel mese di febbraio. L’uomo, che è ancora in misura cautelare, ha fatto richiesta di rito alternativo scegliendo l’abbreviato (che in caso di condanna prevede la riduzione di un terzo della pena). Ieri mattina la discussione e nel pomeriggio la condanna a tre anni e tre mesi.
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