Minaccia di uccidere moglie e figlia e su Facebook si dichiara vedovo

4 Agosto 2020

Teramano quarantenne finisce nei guai per maltrattamenti alla donna e alla bimba di 11 anni L’accusa: «Le terrorizzava girando con coltelli e annunciando di bruciare la casa per farle sparire»

TERAMO. I particolari a fare la differenza in storie che si ripetono all’infinito nelle aule di tribunali in questa Italia in cui maltrattamenti e femminicidi non si arrestano nonostante norme sempre di più veloce applicazione (vedi il Codice rosso). È il caso di un quarantenne teramano condannato a due anni per maltrattamenti a moglie e figlia di 11 anni al termine del processo che si è svolto davanti al giudice monocratico Domenico Canosa.
Con la donna minacciata di morte a tal punto che sul suo profilo Facebook l’uomo aveva cambiato il suo stato da sposato a vedovo. Così ricostruisce a questo proposito il pm Enrica Medori nella richiesta di giudizio immediato: «Rivolgeva costantemente minacce nei confronti della moglie e della figlia rivolgendo loro le testuali parole: – O vi ammazzo a tutte e due o me ne devo andare per sempre perché voi siete un problema da risolvere..comunque tenetevi pronti, mo vi rovino uno ad uno e mi vado a riposare...Brucio la casa – rafforzando altresì il tono di tali minacce modificando il proprio status sul social network Facebook da sposato e vedovo». Accuse pesanti contestate con l’aggravante di aver commesso i fatti alla presenza di una minore. Secondo la Procura l’uomo, in particolare dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti e sostanze alcoliche, avrebbe sistematicamente maltrattato moglie e figlia per anni. Violenze psicologiche ad entrambe e alla coniuge anche fisiche con privazioni di natura economica. «In più circostanze», si legge ancora nell’atto della Procura, «lanciava in direzione della moglie suppellettili e coltelli, oppure li scaraventava a terra con violenza in preda ad attacchi di ira, afferrando poi la moglie per i capelli scuotendole con violenza la testa, incurante della presenza della figlia minore». E ancora: «Approfittava della debolezza economica della consorte, apostrofandola più volte come parassita, lasciandola priva dei mezzi finanziari per sopperire alle esigenze familiari, arrivando a distruggere la carta bancomat in possesso della donna come ritorsione a un prelievo da questa effettuato senza il suo consenso». L’uomo, prima della condanna, era già stato destinatario di un divieto di avvicinamento a moglie e figlia.
La donna nel processo si è costituita parte civile rappresentata dall’avvocato Tommaso Navarra che dice: «La ripetitività di comportamenti di danno fisico, psicologico ed economico, nei confronti della moglie espone a gravi responsabilità penali. Oggi con la nuova normativa la sanzione edittale è estremamente alta dovrebbe contribuire a una dissuasione di comportamenti vessatori».
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