Minaccia e picchia la moglie: «Lei è una mia proprietà»

1 Ottobre 2024

TERAMO. I particolari a fare la differenza in un’ altra vicenda di maltrattamenti familiari entrata in un’aula di tribunale. In questo caso un lui accusato di aver picchiato moglie e figlia 17enne,...

TERAMO. I particolari a fare la differenza in un’ altra vicenda di maltrattamenti familiari entrata in un’aula di tribunale. In questo caso un lui accusato di aver picchiato moglie e figlia 17enne, di aver minacciato di morte entrambe e di essersi rivolto al datore di lavoro della donna, impegnata come badante, con queste parole: «Mia moglie è una mia proprietà. Per il lavoro devi trattare con me, a me devi chiedere il permesso. Se non c’è il mio permesso lei deve essere licenziata».
E le parole dell’uomo, citato come teste d’accusa, hanno fatto da filo conduttore all’udienza che si è svolta davanti al collegio presieduto dalla giudice Claudia Di Valerio (a latere i giudici Emanuele Ursini e Martina Pollera).
L’imputato è un cittadino marocchino da tempo residente nel Teramano con moglie e figli: l’uomo è accusato di maltrattamenti aggravati dalla presenza di minori perchè in più occasioni avrebbe picchiato mandandole in ospedale la donna anche davanti ai figli minorenni. «Aggredendo la donna con frequenza quotidiana», si legge nel capo d’imputazione, «sputandole in viso, non facendola uscire da sola, impedendole di parlare con altre persone, imponendole di non trovarsi un lavoro, dicendo al suo datore di lavoro di licenziarla, disinteressandosi delle esigenze personali della famiglia, minacciando più volte che l’avrebbe uccisa e le avrebbe tagliato la gola se non fosse andata in Marocco con lui».
L’uomo è accusato anche di lesioni perchè in un caso la donna, dopo essere stata presa a pugni nel corso dell’ennesima aggressione da parte del congiunto, è stata medicata al pronto soccorso e dimessa con una prognosi di sette giorni.
A l’uomo vengono contestate i maltrattamenti anche sulla figlia 17enne più volte picchiata. «Percuoteva la figlia minore», si legge a questo proposito nel capo d’imputazione, «tirandole calci e la minacciava attraverso messaggi vocali su WhatsApp con parole del tipo “se vieni a casa ti ammazzo”. L’uomo dal 2022 è sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alle persone offese.
Si torna in aula fine novembre con l’audizione altri testi citati dalla Pubblica accusa.(d.p.)
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