Minaccia la convivente e le figlie: «Faccio violentare te e le ragazze»

Teramano a processo per maltrattamenti, per l’accusa avrebbe picchiato la donna in strada I fatti quando le giovani erano minorenni, in aula la drammatica testimonianza di una delle sorelle
TERAMO. Le lacrime in un’aula di tribunale fanno rumore più delle parole. Soprattutto quando arrivano da una ragazza oggi appena 18enne che entra come teste ed esce come parte offesa. Sotto accusa l’ex convivente della mamma imputato per maltrattamenti alla donna aggravati dal fatto di essere stati commessi alla presenza di minori. Lei, la ragazza che all’epoca dei fatti aveva poco più di 16 anni e che è teste in aula, e la sorella. Tutti teramani.
All’allora compagna, più volte presa a schiaffi e pugni, davanti alle figlie di lei,l’uomo di 40 anni avrebbe rivolto minacce di ogni genere. Secondo la Procura, così si legge nel capo d’imputazione, così avrebbe più volte gridato alla donna anche davanti ad altre persone: «Te la faccio pagare. Ti ammazzo. Faccio venire i miei amici per far stuprare a te e le tue figlie». E ancora, si legge sempre nel capo d’imputazione, «si vantava con la donna di essere un delinquente, di non avere paura delle istituzioni, di essere stato denunciato tante volte e di non essere mai andato in galera». In aula la testimonianza della mamma parte lesa che ripercorre i fatti, le minacce e le botte che ha subìto per un anno fino a quando ha messo insieme tutto il coraggio che le era rimasto ed è fuggita con le sue figlie. In due occasioni, sostiene la Procura, sarebbe stata brutalmente picchiata dall’uomo. «Sotto gli occhi dei passanti che intervenivano a più riprese in ausilio della donna fino all’arrivo della polizia municipale», si legge nel capo d’imputazione, «la colpiva con violenti schiaffi e pugni, fino a farla cadere a terra». L’ultima volta quando è scappata di casa. «In preda all’ira», scrive ancora il pm nel capo d’imputazione, «non accettando la decisione della donna di andare via di casa sfondava la porta dell’abitazione (chiusa a chiave dalla donna per fuggire) e ricorreva la compagna fino a raggiungerla e colpirla con un bastone».La mamma, che si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Monica Passamonti, ieri in aula ha ripercorso tutti i drammatici momenti vissuti durante gli anni di convivenza con l’uomo: le botte e le minacce di morte, gli insulti a lei e le figlie. E quando la ragazza ha parlato come teste il giudice (Flavio Conciatori) ha rimandato gli atti alla Procura per la modifica del capo d’imputazione nei confronti dell’uomo alfine di inserire anche la giovanissima tra le parti lese.(d.p.)
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